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lunedì 2 gennaio 2017

GRANDE ONDA A KANAGAWA - Kanagawa oki nami ura


Scaturita dal genio artistico di Hokusai (1760-1849) agli inizi degli anni trenta dell'Ottocento, è l'immagine più nota dell'arte giapponese e fa parte della serie Trentasei vedute del monte Fuji .
Tre imbarcazioni stanno solcando un mare in tempesta, devono lottare con onde gigantesche, una delle quali si stacca dalle altre, si alza verso il cielo spumeggiando e arcuandosi come un artiglio.
I rematori, (simbolo della fragilità umana) nelle loro barche assecondano il movimento del mare, sottomettendosi alla forza della natura. 
Sullo sfondo compare il  monte Fuji, innevato, immobile, immerso nella notte, rappresentazione del porto sicuro. 
L'immobilità e il dinamismo degli elementi, la fragilità umana, la forza della natura ma anche la tenerezza e la pena verso l'uomo che, imperterrito, continua a sfidare da secoli la natura e a lottare per la propria quotidianità, sono condensanti dall'artista in un'unica immagine sintetica e bella.
L'artista rende sensazioni e pensieri in un disegno semplice, fatto di pochi colori piatti e intensi, realizzato utilizzando la prospettiva (veduta del monte Fuji) inusuale nelle opere giapponesi ma mantenendo l'asimmetria della scena, tipica dei quadri orientali ma rifiutata nella pittura occidentale dell'Ottocento.
Nella xilografia policroma compaiono due iscrizioni una è la firma dell'artista l'altra, in un riquadro, è il titolo dell'opera.
L'onda attirerà l'attenzione di molti pittori impressionisti colpiti dal modo in cui Hokusai ha saputo fissare il momento e la forma della natura.
Con queste nuove serie paesaggistiche Hokusai riporta in auge e rinforza un tema relativamente poco sviluppato, ad eccezione dei grandi dipinti di epoca classica. Lo diffonde tra la popolazione facendolo considerare ed amare. Le stampe giapponesi infatti potevano essere acquistate a basso prezzo e utilizzate per abbellire le case di coloro che non potevano permettersi opere uniche perché troppo costose.
L'Onda fu realizzata con il metodo della xilografia in circa 5000 esemplari di cui molti ormai persi. Sopravvivono poche copie in buono stato di conservazione, alcune di queste è possibile trovarle  in svariati musei sparsi per il mondo tra cui il Metropolitan Museum of Art di New York, la Biblioteca del Congresso di Washington, il Museum of Fine Arts di Boston, L'Honolulu Museum, il British Museum di Londra, La National Gallery of Victoria di Melbourne, il Rijksmuseum di Amsterdam, la Bibliotèque National de France di Parigi, il Museo d'Arte Orientale di Torino. Molte di queste copie appartenevano alle grandi collezioni private del XIX secolo e vennero donato successivamente ai musei.





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