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domenica 13 settembre 2015

Andrea Bruno PROGETTARE L'ESISTENE



E' stata prorogata l'interessante mostra al Castello di Rivoli omaggio all'architetto  che ha eseguito i lavori di restauro rendendo possibile la creazione del più conosciuto museo di arte contemporanea.
"Progettare l'esistente" questo è da sempre l'impegno dell'ottantenne architetto Andrea Bruno. Con il suo lavoro ha fatto rinascere cattedrali distrutte, castelli danneggiati dall'incuria, dalle guerre e dal tempo  intervenendo con rispetto su strutture cariche di storia.


Castello di Rivoli "prima" e "dopo"
Allestita al terzo piano della residenza sabauda la mostra "Andrea Bruno. Progettare l'esistente", è l'occasione per ripercorrere l'ampia e articolata attività professionale dell'architetto alla luce di una riflessione che rappresenta l'idea che lo accompagnò sin dagli esordi: "Ogni luogo, sito, monumento, si definisce unico ed irripetibile in base a tratti e caratteristiche che si sono addensati nel tempo. La ricerca e lo studio dei materiali, delle memorie, degli oggetti permettono di far riemergere l'autenticità del luogo ed è questo che sta alla base di ogni progetto di Andrea Bruno.
Partendo dai primi progetti degli anni Sessanta, tra i quali i rilievi e gli interventi di emergenza del castello  di Rivoli abbandonato dopo la seconda guerra mondiale, si arriva fino alla più recente pianificazione del restauro della Cattedrale di Bagrati in Georgia avvenuto tra il 2011 e il 2013 e richiesto a Bruno perché effettuasse un intervento simile a quello realizzato a Rivoli (richiesta che sorprese l'architetto stesso)

Esterno
Interno
La mostra presenta l'operato che da oltre cinquant'anni verte sul potenziamento di edifici storici, sulla progettazione di musei, sul censimento e la salvaguardia di siti archeologici in vari luoghi del mondo svolto sotto l'egida dell'Unesco, di cui Bruno è consulente dal 1974 continuativamente in Afganistan.
L'esposizione parte dai luoghi della visione dell'architetto: lo spazio dello sporto da lui definito "il pensatoio" perché durante il restauro gli permetteva di riunire in un'unica visione il progettato costruito, il disegno incompiuto di Juvarra e il suo immaginario completato e quindi da lì studiare e seguire i lavori
Lo sporto è l'appendice sporgente in alto a destra
In basso la pianta del progetto, la manica
lunga realizzata e a sinistra l'incompiuto




Sporto panoramico - interno
Sporto panoramico - esterno










Dipinto del Castello di Rivoli
Torino - Palazzo Madama
e la sala voltata un ambiente in cui coesistono il museo e la memoria del passato perché  lo spettatore  vede proiettati sul muro i diversi aspetti presenti al momento dell'interruzione del cantiere (il modello costruttivo di Juvarra, i dipinti che ne illustrano l'auspicio di completamento) 


Modello in legno  del Castello di Rivoli visibile a
 Palazzo Madama - Torino
e la sua riprogettazione (i modelli della Manica Lunga risultato del progetto di ridefinizione del luogo).
Continuando il percorso di visita si arriva a Fare rifare disfare dove viene riallestita la mostra presentata a Venezia presso la Fondazione Wilmotte: essa illustra la storia professionale di Andra Bruno, vengono presentati documenti originali, disegni, prospetti, fotografie e modelli delle principali opere realizzate, con particolare attenzione al restauro del castello la cui storia comincia alla fine degli anni Sessanta e termina nel 1998 con l'annessione al complesso mussale della cosiddetta Manica Lunga










La mostra prosegue presentando un focus sull'Afganistan definito dall'architetto "museo a cielo aperto". Egli vi si reca per la prima volta nel 1960 in occasione di una missione svolta per conto del Ministero degli Esteri alla ricerca del Minareto di Jam e dei Budda della Valle di Banuyan (ora distrutti dai talebani)


Le statue dei Buddha di Bamiyan nel 1976
e vi ritorna per compiere operazioni di censimento e salvaguardia del patrimonio archeologico.
La stessa sala mostra fotografie della realizzazione di sale per mostre Torinesi ed è arricchita dalla presentazione, per la prima volta in un museo (l'architetto ne è molto geloso), di un grande numero di libretti: i quaderni di appunti sui quali Bruno annota ma soprattutto disegna le sue idee. Essi diventano per il visitatore una chiave di lettura per comprende il suo modus operandi. Si susseguono immagini della Torino anni Cinquanta, disegni eseguiti in occasione di viaggi nel mondo alla ricerca di segni storici da esplorare (dalle iperboliche costruzioni di New York alle immagini delle distruzioni talebane dei Budda di Bamiyan e ai relitti dei carri armati sovietici nelle montagne dell'Afganistan).
Il disegno è per Andrea Bruno innanzitutto un modo per conservare la memoria delle cose.
Originale il dialogo delle opere della collezione del Museo con il lavoro dell'architetto: Romulus Circle di Richard Long e Igloo di Mario Merz sono state utilizzate per rappresentare due architetture esemplari che illustrano differenti modi di vivere lo spazio (il cerchio di pietra con i suoi massi/mattoni sintetizza l'idea di fondamenta della costruzione, l'igloo, casa simbolica e nomadica, gli fa da contraltare esaltando l'idea di reversibilità e provvisorietà, temi ai quali Bruno guarda costantemente nel suo lavoro).
Igloo (Tenda di Gheddafi) 1968-81
Romulus Circle (Cerchio di Romolo) 1994








La mostra termina con Napoli Square un'opera dell'artista Carl Andre che ribadisce il dialogo serrato tra l'architetto ed il museo: l'opera, un grande pavimento in acciaio laminato a caldo, evoca l'immagine di un orizzonte piano e ideale e, sottolineando la funzione dell'arte nella reinterpretazione del reale, riconferma l'importanza della visione e dello sguardo nella progettazione dell'esistente.


Naple Square (Quadrato di Napoli) 2010


Nato a Torino nel 1931, con studi professionali a Torino e a Parigi, si è laureato alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino nel 1956. Docente di Restauro Architettonico alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano e di Torino. Presidente del "Centre d'Etudes pour la Conservation du Patrimoine Architectural et Urbain" presso la Katholieke Universiteit di Leuven (Belgio). Membro de l'Académie Royale de Belgique.
Consulente dell'UNESCO dal 1974 per il restauro e la conservazione del Patrimonio Artistico e Culturale. Ha coordinato vari progetti in Medio Oriente e in particolare i primi studi sulla Valle di Bamyan, il museo di arte islamica a Ghaznì, il restauro del complesso monumentale di Herat e quello del minareto di Jam (Afghanistan). 
Nel 2002 è stato incaricato del ruolo di consigliere per l'Afghanistan per la Divisione Culturale dell'UNESCO. 
Alcune realizzazioni Castello di Rivoli (Torino) - Museo di Arte Contemporanea 
Conservatoire des Arts et Métiers (Paris) - Museo delle Scienze 
Palazzo Carignano (Torino) - Museo del Risorgimento 
Fort Vauban a Nimes (Francia) - Facoltà di Economia 
Cittadella di Corte (Francia) - Museo Etnografico della Corsica 
Castello di Lichtenberg (Francia) - Auditorium e centro culturale 
Musée Romain Rolland a Clamecy (Francia) 
Museo dell'Acqua a Pont-en-Royans (Francia) 
Museo Archeologico di Maa (Cipro) 
Complesso monumentale romano di Tarragona (Spagna) - La Porta del Tempo 
Istituto di Riposo per la Vecchiaia (Torino) - Facoltà di Economia Commercio 
Casa-studio per l'artista Ezio Gribaudo (Torino) 
Ambasciata d'Italia a Kabul (Afghanistan) 
Istituto Italo-iracheno di Restauro a Baghdad (Iraq) 
Abbazia della Novalesa (Val di Susa - Piemonte) 
Cappella della Brigittines (Bruxelles) - Recupero a destinazione teatrale 
Museo di antichità (Torino) - Esposizione "Afghanistan i tesori ritrovati"   
Palazzo Mazzonis (Torino) - Allestimento del Museo di Arte Orientale 
Cittadella di Damasco (Siria) - Progettazione e creazione di un centro visitatori 

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