
Membro del gruppo dadaista berlinese dal 1917 al 1922, Hannah Höch (1889-1978), è cresciuta in una famiglia della media borghesia , nella cittadina di Gotha (Germania).
Nel 1912 si iscrive alla scuola di arti applicate di Charlottenburg, a Berlino con il segreto desiderio di diventare pittrice.
Lo scoppio della prima guerra mondiale nell'agosto del 1914 (si trovava a Colonia dove si era recata per una mostra della Werkbund, Lega tedesca artigiani) fa vacillare la sua visione del mondo, fino ad allora ancora moderata.
Tornata a Berlino nel 1915, segue il corso di arte grafica di Emil Orli al Museo statale di arti applicate. Quello stesso anno instaura una relazione con lo scrittore e artista Raoul Haussmann, che durerà sette anni.
Grazie a lui vien introdotta in numerosi circoli artistici, tra cui quello degli espressionisti (che si concentravano intorno alla galleria di Herwarth Walden e alla casa editrice Der Sturm), dei futuristi italiani e infine nel circolo dadaista.
Nonostante le loro pretese anarchico-rivoluzionarie, i dadaisti berlinesi erano una sorta di circolo artistico con un profilo patriarcale e la figura di una donna costituiva un'eccezione.
Hanna fu, infatti, l'unica donna inclusa nella prima Fiera Internazionale Dada, ospitata nella galleria di Otto Burchard a Berlino. Tra le sue opere esposte c'era il fotomontaggio Schnitt mit del Küchenmesser (taglio con il coltello da cucina...)
che non solo si scagliava contro il ventre pieno di birra della Repubblica di Weimar, come prometteva il titolo, ma denunciava anche la condizione sociale delle donne: una cartina indicava i paesi dell'Europa che avevano dato il voto alle donne, mentre con l'accostamento di corpi maschili e femminili la Höch creava immagini ambigue, sovvertendo così la nozione di identità sessuale. Ancora più evidenti erano le dichiarazioni spiccatamente politiche presenti nell'opera: in basso a sinistra, insieme a fotografie di folle si trovano teste di alcuni dadaisti, di Marx e Lenin, mentre in alto a destra, sopra le parole "Die antidadastiche Bewegung" (il movimento anti-dadaista) ci sono i ritratti del Kaiser Guglielmo II, del feldmaresciallo Hindenburg e di altri capi militari.
Nella composizione si trova anche Kathe Kollwitz, la prima donna che nel 1919 fu ammessa all'accademia delle belle arti.
I materiali utilizzati dalla Höch, sia pittorici che testuali, provenivano in parte da opuscoli tecnici e fotografie private, ma soprattutto da riviste illustrate. Si tratta di un mezzo con cui l'artista aveva a che fare non solo nella sua attività artistica ma anche in quella di grafica per il gruppo editoriale Ullstein, per il quale lavorò dal 1916 al 1926.
Per il fotomontaggio "Meine Haussprüche" (I miei motti domestici) del 1922,
Hanna mise insieme modelli di prodotti artigianali che stava realizzando in quel periodo, fotografie di parti meccaniche, ritratti, disegni di bambini e citazioni da autori molto diversi tra loro come Baader e Hans Arp, Goethe e Nietzsche. L'opera venne realizzata quando i dadaisti berlinesi cominciarono a prendere strade diverse e la Höch e Haussmann si stavano separando.
Nel periodo post-dadaista l'artista continuò ad ampliare le potenzialità del collage e del fotomontaggio, sia formalmente sia in termini di contenuto. La sua produzione degli anni Venti comprende "Mischling" (Mezza razza) 1924 e serie come "Aus finem ethnographischen Museum" (Da un museo etnografico) 1925-29

che scompongono immagini stereotipate dell'identità etnica e di quella sessuale per ricostruirle con spirito ludico.
Nonostante le loro pretese anarchico-rivoluzionarie, i dadaisti berlinesi erano una sorta di circolo artistico con un profilo patriarcale e la figura di una donna costituiva un'eccezione.
Hanna fu, infatti, l'unica donna inclusa nella prima Fiera Internazionale Dada, ospitata nella galleria di Otto Burchard a Berlino. Tra le sue opere esposte c'era il fotomontaggio Schnitt mit del Küchenmesser (taglio con il coltello da cucina...)
che non solo si scagliava contro il ventre pieno di birra della Repubblica di Weimar, come prometteva il titolo, ma denunciava anche la condizione sociale delle donne: una cartina indicava i paesi dell'Europa che avevano dato il voto alle donne, mentre con l'accostamento di corpi maschili e femminili la Höch creava immagini ambigue, sovvertendo così la nozione di identità sessuale. Ancora più evidenti erano le dichiarazioni spiccatamente politiche presenti nell'opera: in basso a sinistra, insieme a fotografie di folle si trovano teste di alcuni dadaisti, di Marx e Lenin, mentre in alto a destra, sopra le parole "Die antidadastiche Bewegung" (il movimento anti-dadaista) ci sono i ritratti del Kaiser Guglielmo II, del feldmaresciallo Hindenburg e di altri capi militari.
Nella composizione si trova anche Kathe Kollwitz, la prima donna che nel 1919 fu ammessa all'accademia delle belle arti.
I materiali utilizzati dalla Höch, sia pittorici che testuali, provenivano in parte da opuscoli tecnici e fotografie private, ma soprattutto da riviste illustrate. Si tratta di un mezzo con cui l'artista aveva a che fare non solo nella sua attività artistica ma anche in quella di grafica per il gruppo editoriale Ullstein, per il quale lavorò dal 1916 al 1926.
Per il fotomontaggio "Meine Haussprüche" (I miei motti domestici) del 1922,
Hanna mise insieme modelli di prodotti artigianali che stava realizzando in quel periodo, fotografie di parti meccaniche, ritratti, disegni di bambini e citazioni da autori molto diversi tra loro come Baader e Hans Arp, Goethe e Nietzsche. L'opera venne realizzata quando i dadaisti berlinesi cominciarono a prendere strade diverse e la Höch e Haussmann si stavano separando.



Anche se conosciuta prevalentemente per i suoi fotomontaggi, Hanna Höch ha realizzato anche opere stilisticamente diverse come nature morte ispirate ai canoni della nuova oggettività e quadri sorprendentemente surreali come "Die Braut oder Pandora" (La posa o Pandora).
Negli anni Trenta l'artista fu costretta a subire le crescenti pressioni della politica artistica ufficiale del Terzo Reich, un problema che ha trovato espressione in diverse opere .
Il collage "Dompteuse" (La domatrice) del 1930, precedente all'avvento del Terzo Reich, non testimonia solo il conflitto privato con la scrittrice olandese Til Brugman con cui la Höch ebbe una lunga relazione, ma anche l'idea di una minaccia politica se si guarda l'abito della domatrice simile ad un'uniforme.
Molti dei suoi amici artisti lasciarono il paese dopo la presa di potere da parte dei nazisti, ma Hanna, pur essendo stata bollata come "culturalmente bolscevica" e nonostante il divieto di esporre, rimase in Germania in un sorta di emarginazione interna.
Rischiando la vita, nella sua casa di Berlino, realizzò l'archivio dell'opera dei dadaisti, che rese possibile la scoperta di questo gruppo dopo la fine della seconda guerra mondiale.
Benché fin dal 1946 la Höch avesse ricominciato ad esporre nelle gallerie e fosse stata inclusa in diverse retrospettive internazionali sul dadaismo, solo dopo la grande mostra tenutasi all'Accademia di Belle Arti di Berlino nel 1971, la sua opera diventò oggetto di un'analisi e di un interesse più attenti. Lei però continuò ad essere ridotta al ruolo di compagna di Raoul Haussmann e vista come "la bella addormentata del dadaismo" come la definì il critico d'arte Heinz Ohff o "l'indispensabile operaia dei dadaisti" come la soprannominò Hans Richter.
Fu solo a partire dagli anni Ottanta che la storia dell'arte femminista pose una visione sottile e attenta della complessa e impegnata opera di Hanna Höch.

Molti dei suoi amici artisti lasciarono il paese dopo la presa di potere da parte dei nazisti, ma Hanna, pur essendo stata bollata come "culturalmente bolscevica" e nonostante il divieto di esporre, rimase in Germania in un sorta di emarginazione interna.
Rischiando la vita, nella sua casa di Berlino, realizzò l'archivio dell'opera dei dadaisti, che rese possibile la scoperta di questo gruppo dopo la fine della seconda guerra mondiale.
Benché fin dal 1946 la Höch avesse ricominciato ad esporre nelle gallerie e fosse stata inclusa in diverse retrospettive internazionali sul dadaismo, solo dopo la grande mostra tenutasi all'Accademia di Belle Arti di Berlino nel 1971, la sua opera diventò oggetto di un'analisi e di un interesse più attenti. Lei però continuò ad essere ridotta al ruolo di compagna di Raoul Haussmann e vista come "la bella addormentata del dadaismo" come la definì il critico d'arte Heinz Ohff o "l'indispensabile operaia dei dadaisti" come la soprannominò Hans Richter.
Fu solo a partire dagli anni Ottanta che la storia dell'arte femminista pose una visione sottile e attenta della complessa e impegnata opera di Hanna Höch.

"Mi piacerebbe oltrepassare i confini stabiliti che noi, uomini sicuri di noi stessi, amiamo tracciare intorno a tutto ciò che possiamo raggiungere".