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giovedì 13 ottobre 2016

Le donne nell'arte: CAROL RAMA

Olga Carolina Rama in arte Carol Rama (1918-2015) è un'artista autobiografica: ogni personaggio, ogni oggetto che compare sulla scena dell'opera trova il suo riscontro nella sua storia e sua nella memoria.
Figlia di un piccolo imprenditore che produceva biciclette, l'autodidatta Carol Rama iniziò a dipingere giovanissima. In seguito ad episodi familiari dolorosi (le cure psichiatriche della madre ed il probabile suicidio del padre) la sua arte diventa un modo per esorcizzare sofferenza e paure interiori "io dipingo per istinto, per dolore, per rabbia e nostalgia, per gioia e nello stesso tempo per melanconia, ma soprattutto per rabbia".
Nelle sue opere la volontà di superare il conformismo ed il perbenismo è esplicito. Corpi femminili troncati, dentiere, letti di contenzione, sedie a rotelle, animali, scarpe e altro, sono i soggetti dei suoi primi acquarelli, che negli anni della loro esecuzione (1936-1946)furono talmente anacronistici da risultare inaccettabili (nel 1945 la sua prima mostra fu chiusa dalla polizia per oscenità).
Questi lavori riflettevano le angosce e le fantasie di una giovane donna che ha di colpo dovuto confrontarsi con gli aspetti traumatici della vita, dopo un'infanzia piuttosto protetta nella casa paterna.

Appassionata 1943
Opera n. 54 - 1941
Dorina - 1940



Opera n. 18 - 1939


Pissoir - 1941
E' del 1948 la sua prima partecipazione alla Biennale di Venezia; negli anni Cinquanta, forse per la delusione della censura alla sua prima mostra, Carol sente il bisogno di uscire dai confini dell'autobiografia ed entra a far parte del gruppo del Mac (Movimento arte concreta) torinese, elaborando un suo personale concetto di astrazione. In quegli anni nasce l'amicizia con Gillo Dorfles, uno dei fondatori del gruppo nel 1948 a Milano.
A partire dagli anni Sessanta la sua ricerca torna a scavare nel repertorio intimo, unendo la realtà di oggetti usati al suo intrinseco estro pittorico. Nascono dei dipinti definiti "bricolage" dall'amico Edoardo Sanguineti, il quale accompagna Carol e la sua opera fin dagli anni Sessanta, nei cataloghi delle mostre e nelle cartelle di grafica, con testi critici e anche con poesie dedicate all'artista.
Nella vita di Carol Rama gli amici hanno un grande ruolo a cominciare da quelli che frequenta a Torino, come Felice Casorati, Albino Galvano, Italo Calvino, Massimo Mila, Carlo Mollino e altri ancora.
Durante i soggiorni del 1970 e 1971 con il suo gallerista Luciano Anselmino a Parigi e a New York, conosce Andy Worhol, Orson Welles e soprattutto Man Ray, che continua a frequentare fino alla morte di lui.
Il lavoro degli anni Settanta è insieme intimo e di ampio respiro: su formati spesso considerevoli, Carol Rama appende o stende e incolla camere d'aria che le ricordano la fabbrica di biciclette del padre imprenditore. Le camere d'aria, spesso usurate riparate rattoppate, creano una materia viva, pittorica, con un effetto visivo e tattile che ricorda l'anatomia umana.

La guerra è astratta - 1971
In seguito all'incontro con la critica d'arte e curatrice Lea Vergine, il 1980 la vede presente con numerosi lavori degli anni Trenta e Quaranta nella mostra itinerante sulle grandi artiste del Novecento, intitolata "L'altra metà dell'avanguardia". Curata da Lea Vergine, le viene allestita nel 1985 la prima mostra antologica nel sagrato del Duomo di Milano.
Da quel momento inizia ad essere apprezzato il lavoro dei primi anni, e questa è forse una delle ragioni per cui Carol torna alla figurazione, dall'inizio degli anni Ottanta, con opere piene di fantasia, di bizzarrie, di racconti accennati e di allusioni privatissime.

Seduzioni - 1984
L'artista non ha più abbandonato il figurativo, ma con il tempo le figure e i personaggi, legati sempre alla sua storia personale, si sono fatti più essenziali, quasi emblematici.
Mostre pubbliche, come la sala personale alla 45^ Biennale di Venezia nel 1993, la collettiva nel 1996 "Inside the Visible" all'ICA di Boston o l'antologica allo Stedelijk Museum di Amsterdam nel 1998 la portano all'attenzione del pubblico interazione.
Ma il grande riconoscimento pubblico le arriva soltanto nel 2003, quando le viene conferito il Leone d'oro alla carriera in occasione della 50^ Biennale di Venezia. Ha 86 anni ma è ancora in piena forma, ruggente e graffiante come non mai.
Nel 2004 le viene allestita un'ampia antologica presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo a Torino,


che in seguito sarà presentata al Mart di Rovereto e al Baltic Museum di Gateshead (GB).
Nel 2006 viene pubblicato il Catalogo ragionato dell'opera incisa di Carol Rama.
L'opera figurativa dell'artista è presentata nel 2007 da Achille Bonito Oliva nella mostra "La passione secondo ABO"...
Carol Rama non fu mai tecnicamente una valente pittrice, la sua tecnica è sempre approssimativa, quasi dilettantistica, infantile, ma è proprio questa la sua forza naif che mette in gioco la grande personalità di artista che fa arte non per vendere, bensì per esprimere ciò che "sente dentro".
Il 24 settembre 2015 si spegne nella sua casa-studio di via Napione a Torino   all'età di 97 anni. Non ha mai avuto mariti né figli, anche se tanti artisti di Torino, anche giovani, hanno voluto mettersi sulla sua stessa lunghezza d'onda dichiarandosi per certi aspetti suoi figli.  Ne sono un esempio i diciotto artisti riuniti nella mostra PanoRama curata da Olga Gambari ed inaugurata a Torino proprio nel giorno in cui Carol Rama moriva.










"La mia arte piacerà moltissimo a quelli che hanno sofferto. Perché la follia è vicina a tutti. E perché l'arte, se non è già vita, almeno è libertà".



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