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domenica 5 agosto 2018

I MIEI NONNI, I MIEI GENITORI E IO - Frida Kahalo


Nel 1936 Frida Kahlo dipinge la sua nascita e il suo albero genealogico in un quadro intitolato "I miei nonni, i miei genitori e io".
La rappresentazione che dà di sé è quella di una bombetta nuda (dell'età di due anni, secondo quanto dirà) ed assorta in se stessa, in piedi nel patio della casa blu; ha ai piedi una seggiolino-giocattolo e in mano, senza difficoltà come se si trattasse del filo di un palloncino appena avuto in premio, tiene un nastro cremisi la linea ereditaria del sangue, che sostiene il suo albero genealogico.
I ritratti dei suoi genitori si basano su una fotografia del matrimonio, in cui i due fluttuano come angeli in cielo, incorniciati da un'aureola di nubi. Questa convenzione fotografica vecchio stile deve aver divertito Frida: nel dipinto i tratti dei nonni sono infatti appoggiati su analoghi, soffici nidi cumuliformi.
I nonni materni di Frida, l'indiano Antonio Calderon e la gachupina (di estrazione spagnola) Isabel Gonzales Y Gonzales, sono posti sopra la madre. Dalla parte del padre c'è la coppia europea Jakob Heinrich Kahlo e Henriette Kaufmann Kahlo.
Sull'origine della caratteristica fisica di Frida non ci possono essere dubbi: le pesanti sopracciglia unite al centro le vengono dalla nonna paterna. Frida disse che somigliava ad entrambi i genitori:"ho gli occhi di mio padre e il corpo di mia madre".
Nel quadro Guillermo Kahlo ha uno sguardo agitato, penetrante, che mette a disagio, uno sguardo che, nella sua inquietante intensità, ricomparirà più avanti negli occhi della figlia.
Dalla fotografia originale Frida ha diligentemente copiato ogni piega, cucitura e fiocco del vestito della madre, creando uno scherzoso piedistallo per il feto rosa, già in fase avanzata di sviluppo, che le sta appoggiato sulla bianca gonna verginale.
Il feto è Frida; che possa anche essere un riferimento alla possibilità che la madre, all'epoca del matrimonio, fosse incinta è tipico del gusto di Frida per i significati plurimi.
Al di sotto del feto c'è un ironico ritratto matrimoniale : un grosso spermatozoo, accompagnato da una schiera di concorrenti più piccoli, penetra un uovo: Frida al momento del concepimento.
Poco più in là c'è un'altra scena di fecondazione: un fiore di cactus rosso, a forma di U,che si apre per cogliere il polline trasportato dal vento.
Frida ha collocato la sua casa non alla periferia della città del Messico, ma in una radura costellata di cactus dell'altopiano centrale messicano.
In lontananza ci sono le montagne incise di burroni che spesso fanno da sfondo paesaggistico ai suoi autoritratti; subito sotto le immagini dei nonni paterni c'è l'oceano.
I nonni messicani - secondo quanto spiegherà Frida - sono simboleggiati dalla terra, quelli tedeschi dal mare.
Contigua alla residenza die Kahlo c'è un'umile casa messicana e al di là, in un campo, c'è un'abitazione ancora più primitiva, una capanna indiana fatta di mattoni cotti dal sole.
Come farebbe un bambino, l'artista ha sussulto l'intera Coyoacàn nella propria casa, che ha poi collocato lontano dal resto della realtà, in una landa selvaggia.
Frida sta in piedi al centro della sua casa, al centro del Messico, al centro - viene da pensare - del mondo.

(tratto da FRIDA - Vita di Frida Kahlo di Hayden Herrera - BCD editore)

venerdì 3 agosto 2018

I SETTE PALAZZI CELESTI - Anselm Kiefer

I Sette Palazzi Celesti di Anselm Kiefer è un'installazione site - specific permanente, realizzata nel 2004 in occasione dell'apertura di Pirelli Hangar Bicocca da un progetto di Lia Rumma.


L'opera deve il suo nome ai Palazzi descritti nell'antico trattato ebraico Sefer Hechalot, il Libro dei Palazzi/Santuari risalente IV-V secolo d.C. in cui si narra il simbolico cammino d'iniziazione spirituale di colui che vuole avvicinarsi al cospetto i Dio.
Le sette torri, del peso di 90 tonnellate ciascuna di altezze variabili tra i 14 e i 18 metri, sono realizzate in cemento armato utilizzando come elementi costruttivi moduli angolari dei container per il trasporto delle merci.
L'artista ha inserito tra i vari piani di ciascuna torre libri e cunei in piombo che, comprimendosi sotto il peso del cemento, garantiscono maggiormente la staticità delle strutture.
Per Kiefer l'utilizzo di questo metallo non ha solo un valore funzionale, ma anche simbolico: il piombo, infatti, è considerato nella tradizione materia della malinconia.
I Sette Palazzi Celesti rappresentano un punto d'arrivo dell'intero lavoro dell'artista e sintetizzano i suoi temi principali proiettandoli in una nuova dimensione fuori dal tempo: l'interpretazione dell'antica religione ebraica; la rappresentazione delle rovine dell'occidente dopo la Seconda guerra mondiale; la proiezione in un futuro possibile da cui l'artista ci invita a guardare il nostro presente.
Cinque grandi tele realizzate il 2009 e i 2013,arricchiscono e ampliano l'installazione permanente di Anselm Kiefer.
Le opere pittoriche formano un'insieme con le torri ma approfondiscono la pratica artistica di Kiefer evidenziando riflessioni centrali sulla poetica, come la relazione tra uomo e natura e i riferimenti alla storia e della filosofia occidentale. 


Die Deutsche Heillinie 2012-2013

In questo modo il visitatore ha la possibilità di attraversare lo spazio delle torri e fruire dei lavori pittorici esplorando prospettive inedite create dal dialogo tra quadri ed installazioni.




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Anselm Kiefer nato a Donaueschingen in Germania nel 1945, dopo gli studi in legge e in letteratura, si dedica all'arte. I suoi primi lavori, realizzati nella seconda metà degli anni Sessanta, sono influenzati dal gesto e dall'opera di Joseph Buys. Tra il 1993 e i 2007 si trasferisce a Barjac, nel sud della Francia, dove trasforma una fabbrica di seta di 350.000 metri quadri nella sua casa studio. 
Oggi vive e lavora a Croissy e a Parigi, ma molte della use grandi installazioni sono ancora custodite a Barjac,in una sorta di museo personale e opera d'arte totale.        
Nel 1971 realizza il suo primo quadro di grandi dimensioni, in cui rilegge la recente storia tedesca, attraverso riferimenti alla filosofia e alla mitologia teutonica. I suoi interessi per l'alchimia lo portano ad inserire nelle sue opere materiali simbolici e naturali, come piombo, sabbia, paglia e semi. Dopo un viaggio a Gerusalemme nel 1984, Kiefer rimane affascinato dalla tradizione mistica ebraica della Cabala, che diventerà uno dei temi ricorrenti della sua opera. Intraprende viaggi in Egitto, Yemen, Brasile, India e America Centrale alla ricerca di segni delle antiche civiltà scomparse, che pone al centro della sua ricerca artistica a partire dagli anni Novanta. In questo periodo le grandi costruzioni architettoniche del passato, come piramidi egizie e ziggurat associo-babilonesi, vengono rappresentate dall'artista come rovine, simbolo della sconfitta inevitabile dell'ambizione dell'uomo che tenta di elevarsi verso uno stadio superiore e quasi divino.






lunedì 16 luglio 2018

Pirelli Hangar Bicocca - Milano




Pirelli Hangar Bicocca è una fondazione no profit nata a Milano nel 2004 dalla riconversione di uno stabilimento industriale in un'istituzione dedicata alla produzione e alla promozione dell'arte contemporanea. 
Luogo dinamico di sperimentazione e ricerca, con i suoi 15.000 mq. è tra gli spazi espositivi più grandi d'Europa e ogni anno presenta importanti mostre personali di artisti italiani ed internazionali.
Ogni progetto espositivo viene concepito in stretta relazione con l'architettura dell'edificio ed è accompagnato da un programma di eventi collaterali e di approfondimento.
La struttura, che un tempo era una fabbrica per la costruzione di locomotive, comprende un'area dedicata ai servizi al pubblico e alle attività didattiche e tre spazi espositivi caratterizzati dalla presenza a vista degli elementi architettonici originali: lo Shed, risalente agli anni Venti del Novecento, le Navate, complesso costruito tra il 1963 e il 1965 per il montaggio e la prova di macchine elettriche di grande potenza e il Cubo, che risale agli anni Cinquanta e in cui venivano testate le turbine elettriche.
Oltre alla presentazione di mostre ed eventi, Pirelli Hangar Bicocca ospita l'installazione permanente e site-specific I sette Palazzi celesti (2005-2005) di Anselm Kiefer, realizzata in occasione dell'apertura dello spazio espositivo.
Nel giardino esterno, antistante l'ingresso, è collocatola La Sequenza (1981) di Fausto Melotti.

A partire dal 2016 l'area di oltre 1.000 metri quadri all'esterno dell'edificio del Cubo di Pirelli HangarBicocca, viene messo a disposizione  per interventi site-specific  commissionati ad artisti internazionali. 
Efêmero è il primo intervento del programma "Outside the Cube" dedicato alla Street Art e alle forme d'arte legate al contesto urbano e pubblico. 
Gli street artist OSGEMEOS  (Gustavo e Otàvio Pandolfo - San Paolo del Brasile 1974) hanno presentato il loro primo grande murale in Italia, prendendo ispirazione dalla storia dell'edificio e ricreando in scala monumentale la silhouette di un vagone metropolitano ...


L'accesso allo spazio e alle mostre è totalmente gratuito e il dialogo tra pubblico e arte è favorito dalla presenza di mediatori culturali.
All'interno della struttura si trovano inoltre una caffetteria con servizio di ristorazione ed una sala lettura.
Un luogo da visitare per immergersi completamente nell'arte contemporanea.


domenica 17 giugno 2018

THE UNUSUAL IS NATURAL - Marie Cecile Thijs




Nelle storiche sale del Palazzo Saluzzo Paesana a Torino fino al 15 luglio 2018 si può visitare gratuitamente la mostra THE UNUSUAL IS NATURAL, la prima personale in Italia dedicata alla fotografa olandese Marie Cecile Thijs. Il suo lavoro (ritratti di persone, animali, fiori e cibo) conducono il visitatore in un modo magnifico e surreale e le immagini ricordano gli antichi maestri olandesi del XVII  secolo pur con un'interpretazione personale e moderna.


L'artista gioca con i suoi soggetti portandoli alla vita inaspettatamente o, al contrario, li congela nel tempo e nello spazio: gli oggetti diventano personaggi e si allontanano dalla loro destinazione quotidiana, questo porta alla creazione di immagini che vedono l'incontro di elementi come la tranquillità, il dinamismo e anche un accenno di umorismo: il visitatore dimenticherà che i gatti normalmente non indossano colletti inamidati o che i ceci si trovano solitamente su un piatto, invece di galleggiare nell'aria.
La mostra presenta 35 opere suddivise in sette sezioni.
Food portraits: serie dedicata a ritratti culinari di cibo, riprodotti in condizioni statiche o dinamiche leggermente surreali

Opere inserite nella cucina del Palazzo Saluzzo di Paesana

Cooks: ogni ritratto di un cuoco è una piccola scena di vita, che mostra la dedizione e maestria con un tocco di ironia

                    

White Collar: è un progetto che l'artista ha iniziato nel 2009; i modelli (non soltanto persone, ma anche animali, ed in particolare gatti) "indossano" un colletto a spillo (gorgiera) del XVII secolo che appartiene alla collezione del Rijksmuseum di Amsterdam in Olanda.
Essendo questo oggetto molto delicato e raro, è stato fotografato separatamente in condizioni speciali nel Rijksmuseum e, successivamente, aggiunto in digitale alle immagini dei modelli.
Tulip: le opere offrono uno sguardo surreale su tipici fiori olandesi, combinati con autentiche ceramiche di Delft del XVII secolo o con vasi moderni. L'allestimento nella Camera da Parata della Marchesa di Saluzzo esalta e richiama gli affreschi floreali realizzati dall'artista savonese Domenico Guidobono.
Human Angels: la fotografa applica ai suoi soggetti, in maggioranza infantili, delle ali, realizzando ritratti di una candidezza sottile, smorzata dall'uso di una luce tendente al drammatico e di colori scuri.
I ritratti,  ispirati alla pittura classica e alla scultura, mescolano il mondo surreale degli angeli con il mondo di oggi per creare una nuova realtà.





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Marie Cécile Thijs, in origine avvocato, ha deciso più di quindici anni fa di seguire il suo amore per la macchina fotografica. L’artista è specializzata in fotografia in scena e ha creato le serie White Collar, Food Portraits, Majestic e Human Angels, che sono ancora in corso fino ad oggi. Ha anche realizzato numerosi ritratti di scrittori, politici, designer ed artisti.
Le sue serie sono state pubblicate su diversi media, tra cui ricordiamo Het Financieele Dagblad (FD Persoonlijk) e il quotidiano francese Le Monde. Il suo lavoro ha ricevuto ripetuti consensi internazionali ed è incluso nelle collezioni del Rijksmuseum di Amsterdam, del Museo di Arti fotografiche di San Diego (MOPA), del Museo Nazionale di Storia e Arte di Lussemburgo (Mnha) e in molte collezioni d’arte pubbliche e private. Ha pubblicato diversi libri, i più recenti Characters (2013) e Food Portraits (2015).
Marie Cecile Thijs ha realizzato la sua prima retrospettiva al Museum aan het Vrijthof di Maastricht nel 2015. Il suo lavoro è stato anche esposto al TEFAF Maastricht e presso Art Miami alla SmithDavidson Gallery. Nel 2016 ha partecipato alla mostra Dutch Identity nel Museum De Fundatie Zwolle e BAL! al Palazzo di Soestdijk. Le sue fotografie sono state esposte nel padiglione UE 2016 ad Amsterdam (in occasione della presidenza dell’Unione Europea dai Paesi Bassi) come parte della selezione della Dutch National Portrait Gallery. Nel 2016 ha realizzato la serie di nature morte Asia>Amsterdam in collaborazione con il Rijksmuseum di Amsterdam e il progetto EU 2016 Mementos in incarico del Ministero degli Affari Esteri. A novembre 2016 ha inaugurato una mostra personale della durata di 3 mesi presso lo spazio 10 Corso Como di Shanghai / Galleria Carla Sozzani, in collaborazione con il Consolato dei Paesi Bassi a Shanghai. Fino al 15 gennaio 2018 le sue opere sono state esposte a Kunsthal Rotterdam (in occasione della mostra Cat Love).

sabato 19 maggio 2018

HERE 2018 - Cavallerizza Reale - Torino





Al via la terza edizione di HERE, la prima si è svolta nel 2016 e ha coinvolto 200 artisti in 130 stanze del complesso della Cavallerizza Reale di Torino
In soli dieci giorni più di 9.000 visitatori parteciparono all'evento, con una notevole attenzione da parte dei media e l'inserimento della Cavallerizza nella mappa internazionale dei luoghi d'arte indipendenti a cura del MAXXI di Roma.
Durante l'evento artisti affermati ed emergenti hanno esposto le loro opere e personalità del mondo dell'arte hanno partecipato  ai programmi giornalieri di incontri talks.



Lo scopo della manifestazione era quello di portare all'attenzione della cittadinanza la situazione della Cavallerizza Reale, patrimonio Unesco, da anni lasciato in stato di abbandono dal Consiglio Comunale che ne prevedeva la vendita a privati.




Dal maggio 2014 un collettivo autogestito di cittadini ha riaperto una parte degli spazi (che includono due teatri, aree comuni, giardini reali e più di 100 stanze) con l'intento di preservarli dal degrado e trasformarli in polo culturale attivo ed autocoordinato.
La Cavallerizza è diventato un centro di creazione culturale indipendente che in quasi quattro anni ha dato vita a più di 100 eventi (musica, spettacoli, mostre, cinema, workshop) ed accolto in residenza artisti nazionali ed internazionali. 
Per l'edizione 2017 è stata indetta una chiamata internazionale alle arti a cui hanno aderito 230 artisti e che ha visto la partecipazione di più di 10.000 visitatori. L'evento è stato autogestito ed autofinanziato.
La manifestazione, nata per sensibilizzare e coinvolgere i cittadini a livello territoriale, nazionale ed internazionale, ha evidenziato il potenziale di crescita e il valore socio-culturale della Cavallerizza, come esempio di nuove politiche culturali di utilizzo di beni pubblici attraverso un processo di partecipazione che si avvale di strumenti quali l'inclusione, il confronto, la trasversalità.
La Comunità Creativa Cavallerizza Irreale propone per il 2018 la terza edizione di Here - #HEREalCubo - che si svolgerà dal 18 al 27 maggio 2018 e vedrà coinvolti oltre 250 artisti che esporranno occupando interamente gli spazi della Cavallerizza (tre piani a cui si aggiungono quest'anno anche le soffitte sede di un progetto video curatoriale e di concerti nel corso della rassegna, il Polo Letterario con ingresso da via Verdi, la CLAP nel primo cortile interno, il Giardino ed il Bastione).
#HEREalCubo costruirà un Museo Irreale, il Museo Vivente pertanto è stato chiesto ad ogni partecipante di donare un'opera con l'obiettivo "di costruire un deposito d'arte, per accogliere una collezione di opere e documenti come traccia e sostanza del Museo Vivente -neo istituzione di uso civico e collettivo- che dovrà essere pubblico e riconosciuto come bene fruibile da tutti. Un museo che intende proporsi come fattore strategico per l'intera umanità, sovvertendo la tradizione museale"...
Se non avete visitato le passate edizioni, non perdetevi questa speciale avventura artistica. Nelle stanze, nei corridoi, ad ogni piano gli artisti con il loro talento e la loro creatività hanno fatto rivivere un edificio ricco di storia e suggestione.






#HEREalCubo intende allargare la Comunità Creativa, includere artisti di ogni area, coinvolgendo il pubblico partecipante in un'esperienza artistica oltre a rivendicare la politicità dell'atto artistico comunitario.

Sito web: http://www.cavallerizzairreale.org







martedì 15 maggio 2018

PRECETTORIA DI SANT'ANTONIO DI RANVERSO


L'inizio dei lavori per la costruzione della Precettoria risale al 1180 circa. Il complesso costituito dalla chiesa, il convento, le cascine e l'ospedale dipendeva dalla casa madre degli Antoniani, la chiesa abbaziale di Saint-Antoine-du Viennesi del delfinato e aveva come responsabile un precettore nominato dall'abate degli Antoniani. 
Essa venne costruita a seguito di una donazione del conte Umberto III di Savoia che la volle in prossimità di un ramo della Via Francigena e la affidò agli Antoniani.
L'Ordine degli Antoniani deriva il suo nome da S. Antonio Abate, che nacque in Egitto nella seconda metà del III secolo e si ritirò a vivere nel deserto acquistando la fama di taumaturgo. Nel 1080 le reliquie del Santo furono trasferite nel Delfinato e sepolte a Motte Saint Didier (ora Bourg Saint Antoine). Qui nel 1095 venne fondato l'Ordine degli Antoniani il cui compito era l'accoglienza dei viaggiatori e soprattuto la cura dei malati, in particolare gli Antoniani di Sant'Antonio di Ranverso si dedicavano a coloro che erano colpiti dal "Fuoco di Sant'Antonio" (ignis sacer). Gli Antoniani usava il grasso di maiale come emolliente per le piaghe e ciò giustifica la presenza di  questi animali negli affreschi all'interno della chiesa e ai piedi del Santo nella statue che lo raffigurano.


L'Ordine Antoniano venne abolito nel 1776 con una bolla papale che ne attribuì i possedimenti all'Ordine dei Santi Mauriziano e Lazzaro. 
Del nucleo originario della precettoria rimangono ben poche tracce per i numerosi rimaneggiamenti eseguiti nel corso dei secoli.
La chiesa, inizialmente costruita in stile romanico, in seguito alle trasformazioni subite nel corso di tre secoli ha assunto forme gotiche. La facciata attuale, che risale alla metà del XIV secolo, presenta tre portali con archi a sesto acuto, a cui si sovrappongono le ghimberghe (frontoni triangolari propri dello stile gotico), sormontate da un pinnacolo. La ghimberga centrale non è in asse con la facciata ma spostata verso la destra di chi guarda, in modo tale da non coprire completamente il rosone, testimoniando così che le ghimberghe costituiscono un'aggiunta posteriore: esse infatti risalgono alla grande sistemazione della chiesa, avvenuta alla fine del XV secolo. Ai lati della ghimberga centrale si aprono due finestre monofore. 
La facciata è abbellita e movimentata da una ricca decorazione in terracotta. Questo tipo di decorazione rappresenta la fusione tra creazione artistica ed esecuzione artigianale, infatti gli elementi decorativi ideati dall'artista (fiori, rami, frutti, foglie ecc.) venivano riprodotti in formelle tramite stampi che consentivano di ripetere innumerevoli volte i motivi ornamentali. La facciata presenta inoltre una decorazione dipinta a motivi geometrici eseguita agli inizi del XVI secolo.
L'interno è a tre navate divise da pilastri che sostengono archi a sesto acuto e volte a crociera. L'impressione di simmetria e irregolarità che esso suscita trova la sua spiegazione nelle diverse fasi costruttive, che nel corso di circa tre secoli hanno attribuito a S.Antonio di Ranverso il suo aspetto odierno. La chiesa primitiva inizialmente (1180-1185) era costituita da una sola navata con un'abside semicircolare. Queste ridotte dimensioni presto però non furono sufficienti, dato l'accresciuto prestigio e potere della Precettoria, tanto che già nel XIII secolo ci fu il primo intervento con la trasformazione dell'abside in un presbiterio a pianta quadrata.
Volta della sagrestia
Nel corso del XIV secolo venne attuato un imponente piano di ampliamento della chiesa: vennero costruite le cappelle del lato settentrionale, venne edificato un nuovo presbiterio più grande del precedente coperto da una volta a crociera; fu costruita la cappella ora adibita a sagrestia (in origine forse cappella funeraria od oratorio destinato ai pellegrini)la navata centrale ricevette una copertura con volte a crociera impostate su pilastri; infine venne eretta la navata meridionale.
Durante il XV secolo fu aggiunto il coro d'inverno dei monaci al di sopra del portico esterno ed illuminato dalle due finestre monofore che sulla facciata della chiesa fiancheggiano la ghimberga centrale.
Nel corso degli ultimi interventi risalenti alla fine del XV secolo, venne costruita l'abside poligonale e rifatta la volta del presbiterio.
Le decorazioni più antiche, risalenti alla fine del XII secolo, si trovano sulla parete sinistra della navata principale. Nella prima cappella della navata sinistra sono affrescati episodi della leggenda della Maddalena, risalenti al 1395, sulla parete di fondo è dipinta una crocifissione.


Sopra l'arco d'ingresso della seconda cappella, un affresco del Quattrocento raffigura la Madonna con il Bambino tra S. Bernardino da Siena e S. Antonio Abate che presenta una donna inginocchiata.
MADONNA IN TRONO - ph. L. Neirotti
Nella prima, nella seconda e nell'ultima cappella della navata di sinistra inoltre rimangono tracce della decorazione tardo-trecentesca consistente in un velario ricamato.
L'opera pittorica maggiore fu iniziata a partire dal 1406 da Giacomo Jaquerio che ha lasciato la propria firma al di sotto dell'affresco raffigurante la Madonna in trono sito nel presbiterio ("[pictafui ista capella [er] manu[m] Jacobi Iaqueri de Taurino - "questa cappella fu dipinta da Giacomo Jaquerio di Torino").
Jaquerio nacque a Torino intorno al 1375 in una famiglia di artisti e operò tra il 1400 circa e il 1453. Era un artista itinerante: iniziò la sua carriera a Ginevra, operò poi a Torino e divenne pittore di corte degli Acaja di Pinerolo; dal 1418 si pose al servizio di Amedeo VIII duca di Savoia, per il quale lavorò come pittore di corte in Savoia e in Piemonte. Risiedette poi stabilmente a Torio a partire dal 1429 e qui morì nel 1453.
La formazione e l'attività di Jaquerio devono molto all'atmosfera culturale e politica creata dal duca Amedeo VIII, il principale committente del pittore torinese, che poté così approfittare di un ambiente culturale favorevole agli scambi e ai contributi di diversa provenienza, grazie alle personali aperture culturali del duca e alla collocazione geografica dello stato sabaudo, che controllava passi importanti delle Alpi occidentali. Egli non solo favorì la diffusione nel territorio piemontese di uno stile che guardava più al gotico d'oltralpe, il gotico internazionale, che all'arte italiana, ma in alcune opere (la "Processione degli offerenti" sulla parete meridionale del presbiterio e la  "Salita al Calvario" nella sagrestia) introdusse una componente realistica, contribuendo così a rinnovare la pittura del suo tempo.
SALITA AL CALVARIO (particolare)  - ph. Lorenzo Neirotti
Alla sua mano si devono anche il Cristo di pietà 


ph. Lorenzo Neirotti
le Storie di Sant'Antonio abate sulla parete  destra del presbiterio


ph. Lorenzo Neirotti
e le storie di San Biagio nella navata laterale destra.


Storie di San Biagio (particolare) - ph. Lorenzo Neirotti
Vero capolavoro del maestro è però il ciclo della Passione affrescato nella sagrestia che presenta un intenso realismo nell'espressione dei volti dei personaggi e rimandi all'arte nordica (Brugel) 


SALITA AL CALVARIO (particolare)  - ph. Lorenzo Neirotti 
 ma dove è presente anche una bellissima annunciazione




con forti rimandi allo stile lineare senese.
All'interno della chiesa un bellissimo Polittico della Natività con i SS. Rocco, Sebastiano, Antonio abate e Bernardino da Siena realizzato da Defendente Ferrari nel 1531 


ph. Associazione Amici della Fondazione Ordine Marziano Onlus
cui fa da corredo una predella decorata con scene della vita di Sant'Antonio Abate.



Sant'Antonio Abate (predella-particolare) - ph. Lorenzo Neirotti
Tra la chiesa ed il convento vi è il "chiostro" che  si affaccia su un piccolo giardino e di cui rimane solo un lato; è stato costruito durante gli interventi effettuati alla fine del XV secolo. Esso è coperto da volte a crociera e si apre sul giardino con archi sostenuti da massicci pilastri in mattoni a cui sono addossate semicolonne, anch'esse in mattoni. A sinistra dell'ingresso al chiostro una scala conduce al coro d'inverno dei monaci (ora non visitabile).





Il resto del fabbricato ha caratteristiche tipicamente rurali: di fianco alla chiesa si trova l'Ospedaletto, dove originariamente erano curati gli infermi, poi trasformato in cascina e di cui ora rimane visibile l'antico portale di accesso.
All'interno del complesso si trova la cascina Bassa, separata dalle cascine denominate "di levante" e "di mezzo" dai muraglioni di contenimento della bealera di Rivoli. Attualmente la parte rurale e conventuale sono chiuse al pubblico per problemi di staticità dei corpi di fabbrica.

Molti i lavori ancora da eseguire ma sicuramente anche il contributo del biglietto dei visitatori sarà una risorsa per continuare in questa nobile ed imponente opera di restauro di quello che è, a tutti gli effetti, un patrimonio architettonico ed artistico che non deve scomparire.
Vistarla non vi deluderà.





sabato 12 maggio 2018

Arte in Stabile - VIACUNEOCINQUEBIS

Il progetto Arte in Stabile, prodotto dall'associazione culturale Collettivo Ultramondo, lavora per creare un nuovo modo di abitare. Nato nel 2012 dall'incontro tra Alessandro Bulgini, artista attivo a livello internazionale con il desiderio di mettere l'arte al servizio degli altri e Andrea Quadrello, architetto e amministratore condominiale, è stato realizzato in via Cuneo 5 bis nel quartiere Aurora di Torino con il sostegno di Compagnia di San Paolo nell'ambito del Bando "Abitare una casa, Vivere un luogo", in partnership con l'Associazione culturale Flashback, con il patrocinio del Comune di Torino e della Circoscrizione 7.

L'androne condominiale dello Stabile di via Cuneo 5


Oltre a Bulini, il condominio di via Cuneo ospita artisti che insieme agli abitanti del palazzo realizzano opere, performance o installazioni, utilizzando qualsiasi linguaggio artistico contemporaneo. Gli artisti coinvolti, attraverso l'organizzazione  di una serie di incontri con i residenti, stanno dando vita ad un vero e proprio spazio di accoglienza creativa, rendendo i condomini stessi parte attiva ed integrante delle opere.
Arte in Stabile è un'arte che non richiede luoghi dedicati ma se li prende, impossessandosi dell'esistente per arricchirlo e restituirlo alla comunità.


Il progetto si svolge nel contesto abitativo popolare e unisce la vocazione sociale a quella artistica, ponendosi come obiettivo la partecipazione attiva tra condomini e residenti dello stesso quartiere attraverso l'applicazione di un formato socio-culturale, all'interno di uno spazio abitativo comune.
Il progetto prevede, inoltre, diversi momenti di apertura al pubblico e la programmazione di visite guidate.

PER INFORMAZIONI
Facebook
http://www.facebook.com/ArteinStabile/


"Mi piacerebbe rendere il mio palazzo dignitoso. Mi piacerebbe che i condomini fossero orgogliosi di vivere in via Cuneo cinque bis. Questo forse li renderebbe più partecipi del luogo dove vivono.
Come? Magari con l'arte. Possono prestarsi gli ambienti del mio palazzo, le scale, l'androne a delle opere in situ? Magari un artista nordafricano che scrive messaggi di pace tratti dal corano, magari un artista rom che restituisca colore alle buche delle lettere sfasciate ..." (A.B.)


Alessandro Bulgini, nato a Taranto nel 1962 vive a Torino. Diplomato al Liceo
Artistico e in Scenografia Teatrale all'Accademia di Belle Arti di Carrara ha
realizzato numerose esposizioni collettive e personali, performances e i nterventiurbani in Italia e all'estero. Difficilmente assimilabile e inquadrabile in una corrente artistica, Bulgini utilizza un ampio spettro di mezzi: pittura, fotografia, video. Tra i suoi progetti annoveriamo nel 2008 “Opera Viva”: opera social mediante la quale sviluppa varie modalità innovative d'utilizzo artistico del network avvalendosi del contributo attivo dei suoi partecipanti e nel 2012 “B.A.R.L.U.I.G.I”: un'opera viva con la quale apre un nuovo capitolo del suo lavoro a indirizzo sociale. Da un bar in periferia, nel quale l'artista è riuscito a convogliare opere, curatori, critici e giornalisti, enuncia così le semplici regole per poter trasformare spazi preesistenti (condomini, locali, macellerie o paesi interi) in spazi di accoglienza creativa,connessi tra di loro e in tempo reale sul network.


(Ringrazio l'Ufficio Stampa nella persona di Sivia Maria Sara Cammarata per avermi fornito le notizie che ho trascritto e Alessandro Bulini per avermi guidata alla scoperta di questo "Condominio delle Meraviglie").