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mercoledì 31 ottobre 2018

PARATISSIMA ART FAIR - Feeling different





Dal 31 ottobre al 4 novembre 2018, nei 14 mila metri quadri  della ex Caserma di via Asti, apre a Torino la fiera internazionale degli artisti indipendenti per il terzo anno consecutivo sotto la direzione artistica di Francesca Canfora.
Fin dalla sua prima edizione, Paratissima ribalta il modello tradizionale di "fiera d'arte" lasciando spazio agli artisti che hanno la possibilità di mostrare e promuovere il proprio lavoro in modo indipendente e alle gallerie d'arte che condividono lo spirito della manifestazione.
Per la prima volta, dopo le prime edizioni di Milano a giugno e Bologna a febbraio, nella XIV edizione di Paratissima Art Fair a Torino espongono solo gli artisti selezionati (357 contro i 536 del 2017). 
Meno artisti ma aumentano i progetti curati e gli spazi I.C.S. (Indipendenti Curate Space) che passano da 8 a 29 tra personali e collettive seguite da un curatore,  crescono le ore espositive, con l'apertura alle 10,30 e il numero di laboratori d'arte dedicati alle famiglie.
Il tema scelto quest'anno è "Feeling different" per celebrare la differenza e la diversità: quella rispetto a se e gli altri e quella rispetto ai canoni, alle norme e agli schemi.
Paratissima con i suoi 14 anni di vita è una realtà in piena trasformazione e pronta all'evoluzione.
Sei le sezioni che occupano ciascuna una una palazzina dell'ex caserma: NoPhoto progetto dedicato alla fotografia che quest'anno ha come tema guida di tutti i progetti espositivi e per tutti i 31 fotografi selezionati "You call it strange, I call it familiar" la relazione tra sentimento di familiarità e alienazione, nonché di conoscenza ed estraneità; 

Charlie Davoli Logic is a systematic method of coming to the wrong conclusion with confidence  - Paratissima 2016










N.I.C.E. (New Indipendent Curatorial Experience) che presenta sei mostre curate dai 12 allievi del corso per curatori di Paratissima ciascuna composta da almeno 10 artisti selezionati tramite call; Kids sezione dedicata ai bambini e ai ragazzi dai 3 ai 18 anni di età che ha come obiettivo quello di avvicinarli al mondo dell'arte attraverso laboratori e un percorso appositamente studiato in mezzo alle opere; G@P (gallerie at Paratissima)  sezione per i professionisti di settore nella vendita di opere d'arte (dodici le gallerie selezionate quest'anno); nella sezione Boutique - Fashion & Design convergono arte, moda e design, inedita vetrina per la moda indipendente e il design contemporaneo dove nulla è realizzato in serie e ogni prodotto è unico ed irripetibile; destinato al mondo dell'handmade è la sezione Crafters & Makers luogo di incontro e vendita per brand e autoproduzioni che propone un innovativo concetto di artigianato.
Paratissima offre un'occasione di visibilità agli artisti emergenti che non trovano spazio nei circuiti istituzionali dell'arte e, allo stesso tempo, compie un'azione di talent scouting attraverso il riconoscimento di premi in denaro o opportunità espositive realizzate in collaborazione con vari pantera o all'interno del circuito della manifestazione stessa.

ex Caserma di via Asti
Per approfondimenti visitate il sito di Paratissima 2018  https://paratissima.it/paratissima-14-feeling-different/







domenica 28 ottobre 2018

THE OTHERS ART FAIR 2018




The Others, che si terrà a Torno dal 1 al 4 novembre 2018,  è la principale fiera indipendente italiana che ospita le più recenti tendenze artistiche internazionali, con un'attenzione particolare sulle ultime generazioni di artisti.
Ideata otto anni fa da Roberto Casiraghi, quest'anno come già nei due anni precedenti, sarà ospitata nell'ex Opedale Regina Maria Adelaide  in Lungo Dora Firenze 87 a Torino.


Il logo sfocato e capovolto della fiera 2018, propone da subito un'esercizio visivo e più di un interrogativo sulla capacità di visione di cosa sia oggi l'espressività artistica.  The Others vuole essere una lente o forse un cannocchiale per individuare l'arte del futuro e trovare i nuovi collettori di talenti.
Una piattaforma espositiva rivolta a gallerie, a spazi gestiti da artisti (artist-run) e  project space, a collettivi di artisti e curatori e a spazi indipendenti. Più di quaranta le gallerie e associazioni culturali presenti quest'anno, di cui due terzi straniere, una novità rispetto alla precedente edizione in cui il 65% degli espositori erano italiani.
Un'altra novità è la sezione Expanded Screen dedicata alla video installazione e che pone l'accento non solo sul video ma anche sulla superficie e sulle modalità attraverso cui le immagini diventano fruibili.
Faranno parte della sezione Specific le tredici interpretazioni site specific che si misureranno con le vecchie sale operatorie, l'area accettazione, la sala d'attesa, gli spazi delle cucine, l'area lavaggio e sterilizzazione per i chirurghi con gli arredi originali: una vera e propria sfida per artisti e visitatori.


Ph The Other Fair
Della sezione Speciali projects saranno protagonisti artisti di Francia, Paesi Bassi e Danimarca.
Non mancheranno incontri e tavole rotonde già a partire dal 2 novembre.
A fine rassegna verranno assegnati tre premi, uno per ogni sezione della fiera: Specific, Expanded Screen, Main; riconfermato il #premiobottegabaretti che accompagna la manifestazione dal 2015 (si tratta di un premio del valore di 1.000,00 euro destinato ad un artista che si distingue per la sua ricerca sperimentale).
Concepita per espositori giovani, con costi di partecipazione tra i più bassi d'Europa, The Others è un'importante vetrina all'interno della Contemporary Art Week torinese.
Fin dai suoi esordi è stata ospitata in posti non convenzionali, negli anni The Others si è spostata in diversi strutture rivitalizzando e riconvertendo importanti edifici in disuso (prima l'ex carcere Le Nuove, ora un ospedale).


The Others - ex carcere Le Nuove Torino




Gli orari di apertura serali, l'atmosfera vivace ed informale, un ampio programma di eventi interdisciplinari sono gli ingredienti che hanno portato alla creazione di un nuovo formato di promozione dell'arte.

Tutte le informazioni  su : http://www.theothersfair.com/en/info/




mercoledì 24 ottobre 2018

NESXT - INDIPENDENT ART FESTIVAL



Torino NESXT Festival per la sua terza edizione torna nel capoluogo piemontese dal 30 ottobre al 4 novembre 2018. Quartier generale i Docks Dora in via Valprato 68 storico complesso di magazzini costruiti tra il 1912 e il 1914, suggestivo esempio di archeologia industriale e luogo della produzione underground della città.
Il progetto interdisciplinare è curato ed organizzato da Olga Gambari e Annalisa Russo ed è dedicato alla produzione artistica indipendente e ai suoi protagonisti: artisti, curatori, critici, storici, ricercatori, professionisti ed operatori provenienti da diversi ambiti e discipline, riuniti nella forma di associazioni, artists, run space, collettivi e varie forme associative provenienti da tutta Italia.
Nei tre anni di vita di NESXT, è infatti nato nel 2016, la collaborazione con moltissime realtà indipendenti ha tracciato i connotati di una galassia complessa e spesso contraddittoria, che si ispira a una serie di valori fondamentalmente illuminati dai concetti di libertà, di autonomia da un pensiero dominante e da un sistema che omologa e addomestica.
L'intento di NESXT è quello di sollecitare e garantire una rete in città che possa essere scambio, condivisione e partecipazione alla produzione culturale ma anche attivare una rete di progetti condivisi a livello italiano ed internazionale.
Anche quest'anno NESXT mantiene la formula diffusa sul territorio, un circuito formato da oltre trenta spazi


ViadellaFucina 16 - Condominio Museo (Porta Palazzo)
Superbudda  (Docks Dora)
Studio65  (Docks Dora)

che ospiteranno progetti prodotti da realtà artistiche e curatoriali torinesi (da quelli più noti a quelli insoliti, senza distinzioni o categorie) 


Spazio Barriera  (Barriera di Milano)
affiancati dai nove progetti indipendenti (Borderlight-Milano, Cantieri d'Arte - Viterbo, Farmacia Wurmkos - Sesto San Giovanni Milano, Fat Studio - San Lazzaro Bologna, Lottozero - Prato, MUCHO MAS! - Torino, Novella Guerra  -Imola, Porto dell'Arte - Bologna, VILLAM - Roma) selezionati da un comitato scientifico in seguito ad una call , per creare un catalogo di libera ricerca e produzione indipendente in continua evoluzione.
Progetti espositivi ed insieme performance, un programma live, talk e laboratori animeranno il festival per una settimana, in concomitanza con Artissima 2018.
Immergetevi in una settimana all'insegna del contemporary fuori dai soliti schemi scoprirete realtà molto interessanti.

Programma

Mappa







lunedì 22 ottobre 2018

ARTISSIMA 2018 - La fiera di arte contemporanea a Torino




Artissima, la principale fiera d'arte contemporanea in Italia quest'anno compie 25 anni, si svolgerà dall' 1 al 4 novembre 2018 e avrà come direttrice, come l'anno scorso, Ilaria Bonacossa
Da quando è stata  fondata nel 1994, Artissima unisce la presenza nel mercato internazionale a una grande attenzione per la sperimentazione e la ricerca.
Alla fiera partecipano ogni anno quasi 200 gallerie da tutto il mondo. Artissima si compone di quattro sezioni tre delle quali dirette da un comitato di curatori e direttori di musei internazionali:
MAIN SECTION - NEW ENTRIES - ART SPACES & EDITIONS
E' la parte fieristica dell'esposizione e si articola a sua volta in 4 sezioni, sottoposte al vaglio del Comitato di selezione della fiera:
Main Section, dedicata alle gallerie più consolidate della scena internazionale dell'arte contemporanea;
Dialogue, dedicata esclusivamente a gallerie emergenti o gallerie con un approccio sperimentale che intendono presentare uno stand monografico o lavori di 2-3 artisti in dialogo;
New Entries, dedicata alle gallerie attive da meno di 5 anni per la prima volta a Torino;
Art Spaces & Editions, dedicata alle gallerie specializzate in edizioni e multipli d'artista e agli spazi no profit.
PRESENT FUTURE
Present Future è la sezione dedicata ai talenti emergenti, selezionati da un comitato di curatori internazionali. Gli artisti sono presentati dalle loro gallerie di riferimento in un percorso espositivo appositamente studiato. Le opere degli artisti invitati includono proposte inedite e progetti alla loro prima esposizione nel contesto italiano ed europeo.
BACK TO THE FUTURE
Bach to the Future è la sezione dedicata a mostre personali dei grandi pionieri dell'arte contemporanea. Quest'anno il focus è stato ristretto al periodo 1980-1994.
La sezione ha lo scopo  di riportare al centro della conversazione internazionale artisti che hanno avuto un ruolo fondamentale nella storia dell'arte contemporanea e offrire al grande pubblico l'opportunità di conoscere importanti opere di quegli anni in dialogo con le sperimentazioni di oggi.
DISEGNI
La sezione Disegni intende valorizzare una pratica artistica in grado di catturare l'immediatezza processuale e di pensiero del gesto creativo, vivendo in uno spazio sospeso tra idea e opera finita.
Alle quattro sezioni, quest'anno è stata aggiunta SOUND, una speciale sezione di Artissima dedicata a progetti monografici incentrati su indagini sonore nel campo del contemporaneo, Sound avrà luogo alle OGR (Officine Grandi Riparazioni), una sede distaccata della fiera.
Tra i progetti speciali in fiera DAF Struttura una scuola gratuita e sperimentale il cui coordinamento è basato sull'apprendimento collettivo e l'autovalutazione, aperto a principianti di tutte le età e da ogni parte del mondo. Un'installazione di luci e suoni che funziona come uno spazio di ricerca e performance concepito e composto da Jan St. Werner. Durante i quattro giorni di Artissima 2018 DAF Struttura si trasformerà in auditorium, studio di produzione, stazione radio, palcoscenico: una piattaforma di incontri che vedrà alternarsi speaker, docenti, musicisti ed artisti.









venerdì 19 ottobre 2018

CAMERA POP. La fotografia nella Pop Art di Warhol, Schifano Co.



Fino al 13 gennaio 2019 al Centro Italiano per la Fotografia, Via delle Rosine 18 a Torino, è visitabile la mostra CAMERA POP. La fotografia nella Pop Art di Warhol, Schifano  Co. , 150 tra quadri, fotografie, collage, grafiche, che ripercorrono la storia delle reciproche influenze tra fotografia e Pop Art.
La Pop Art (popular art) è stata un fenomeno mondiale, esploso negli anni Sessanta negli Stati Uniti e in Europa e diffusosi rapidamente anche nel resto del mondo.
Servendosi degli stessi modelli della comunicazione di massa, questo movimento ha registrato in modo neutro e fotografico l'attualità.
L'affermazione della cultura Pop ha liberato energie sorprendenti anche all'interno del mondo dei fotografi, che si sono misurati direttamente con il panorama visivo contemporaneo ma soprattutto con le logiche della trasformazione del documento fotografico in opera d'arte.
La fotografia è stata per gli artisti Pop fonte di ispirazione e strumento di lavoro divenendo parte essenziale della loro ricerca.
In mostra il famoso collage fotografico di Richard Hamilton "What is it that makes today's homes so different, so appealing?" considerato la prima opera Pop della storia e le fotografie che ritraggono le icone più potenti degli anni Sessanta che diventarono esse stesse opere ed icone Pop come la Marilyn Monroe di A. Warhol 



o la Brigitte Bardot di Geralt Laing che nelle sue diverse versioni evidenzia l'utilizzo contemporaneo delle diverse tecniche, dalla fotografia al disegno alla stampa.



La ricerca artistica in Italia è rappresentata sia dalla tela "Divertiamoci" di Mimmo Rotella (nata da una fotografia e riprodotta meccanicamente) che rappresenta la realtà vista dal finestrino di un'automobile,



sia dalle fotografie di Ugo Mulas che documentano la storica Biennale di Venezia del 1964 



e gli studi degli artisti Pop newyorchesi. Una quarantina di scatti che raccontano uno dei momenti più alti del rapporto tra fotografia e Pop Art, al confine tra documentazione e creazione.




Se Mulas documenta, Michelangelo Pistoletto, con le sue opere specchianti, rende protagonista lo spettatore facendolo  entrare direttamente nell'opera.


Un'ampia sezione della mostra è dedicata al concetto di riproduzione attraverso l'utilizzo della macchina fotografica, uno strumento che ha rinnovato il modo di vedere il mondo: il mondo è conosciuto e concepito attraverso le riproduzioni fotografiche, e gli artisti Pop a questo immaginario e a queste pratiche si rivolgono, per essere contemporanei.
E' la società dei consumi e delle immagini di massa, nella quale la fotografia ha un ruolo centrale. 
In mostra oltre alle fotografie realizzate da Andy Warhol, anche la Polaroid (strumento fotografico da lui prediletto) dedicato al grande fotografo Mimmo Joidice, che in quel periodo documentava la presenza del maestro americano a Napoli.




Una mostra che, come quelle precedenti "L'Italia di Magnum" e "Arrivano i Paparazzi" , vuole analizzare e approfondire - sia dal punto di vista artistico che sociale - un particolare momento storico  attraverso lo studio di un movimento o di uno stile fotografico.
Una mostra con grandi artisti e grandi fotografi completata da  incontri di approfondimento nei "Giovedì di Camera".





sabato 29 settembre 2018

LA SINDONE E LA SUA IMMAGINE - Storia, arte e devozione

Dal 28 ottobre 2018 al 21 gennaio 2019 il Museo di Arte Antica di Palazzo Madama propone la mostra La Sindone e la sua immagine.
L'allestimento è ambientato nella Corte Medioevale di Palazzo Madama ed il percorso espositivo ripercorre la storia della Sindone e le diverse funzioni delle immagini che l'hanno riprodotta nel corso di cinque secoli, da quando il Sacro lino fu trasferito da Chambéry a Torino nel 1578, per volere di Emanuele Filiberto di Savoia, fino ad oggi.
Organizzata in collaborazione con il Polo Museale del Piemonte, la rassegna presenta al pubblico pezzi provenienti dal Castello di Racconigi, dalla Fondazione Umberto II e Maria José di Savoia  (con sede a Ginevra), dal Museo della Sindone di Torino e dalle stesse collezioni di Palazzo Madama. Le opere avute in prestito da Racconigi e da Ginevra fanno parte della collezione raccolta dal Re Umberto II. Molti dei quadri erano già stati esposti nel 1931 a Palazzo Madama in occasione del matrimonio di Umberto di Savoia con la principessa Maria del Belgio.
Oggi Palazzo Madama, in voluta concomitanza con la riapertura della Cappella della Sindone di Guarino Guarini, restaurata dopo il devastante incendio dell'11 aprile 1997, 


dedica una mostra a La Sindone e la sua immagine che raccoglie un centinaio di piccole e grandi opere d'arte realizzate tra il 1500 fino al 1900 raffiguranti la Sindone con intenti devozionali e celebrativi.


Piero Piffetti "Cristo crocifisso"  - 1740/1745 - avorio scolpito e legno intagliato
(particolare del basamento decorato con la Sindone e i simboli della passione) 
Filiberto Pingone "Sindon evangelica" - 1581 (Storia della Sacra Reliquia) e Libro di preghiere - 1559
La Sindone di Torino è una realtà misteriosa e dibattuta, oggetto di devozione secolare, storicamente documentata per la prima volta alla metà del 1300 nell'attuale regione Grand est di Francia. Gli storici scrivono che il Lenzuolo venne a quel tempo depositato dal prode cavaliere Geoffrey de Charny  nella chiesa del suo feudo di Lirey, terminata nel 1353.



Nel 1453 Marguerite de Charny (1390-1460), ultima discendente della famiglia, legata alla dinastia sabauda, cedette la Sindone al duca Ludovico di Savoia. Dopo vari spostamenti, nel 1506 il Lenzuolo trovò definitiva collocazione nella Saint-Chapelle del castello di Chambéry e una bolla papale di Giulio II ne sancì il culto al pubblico.
Dopo il trasferimento della capitale del ducato di Savoia da Chambéry a Torino, avvenuta nel 1563, Emanuele Filiberto ordinò di portare la Sindone nel capoluogo piemontese, ufficialmente per abbreviare il pellegrinaggio di San Carlo Borromeo.
Il Sacro Lino giunse così a Torino il 5 settembre 1578 trovando varie collocazioni tra cui la Cappella privata di Palazzo dedicata a San Lorenzo, il Duomo e la chiesa di San Francesco, sempre custodita all'interno di un cofanetto ligneo cinquecentesco con decoro in madreperla, in cui resta racchiuso fino al 1606.


Cofanetto (XVI sec.) - legno intagliato con tracce di madreperla
La cassetta, in origine ricoperta di scaglie di madreperla, venne
usata per trasportare la Sindone a Torino nel 1578
Cofanetto (metà del XIX sec.) - legno intagliato e scaglie di madreperla
copia della cassetta utilizzata per il trasporto della Sindone eseguita
 per ordine della Marchesa Falletti di Barolo per contenere le reliquie di
S. Michelenella chiesa parrocchiale di Alterano
Nel 1694 fu poi trasferita nella Cappella appositamente progettata dall'architetto Guarino Guarini all'interno dell'attuale Palazzo Reale (in mostra una serie di incisioni presentano l'interno della cappella e l'altare della Santa Sindone).



La "Reliquia dinastica" rimase di proprietà di Casa Savoia fino al 1983, anno della morte di Re Umberto II, il quale per testamento fece dono della Sindone alla Santa Sede.
I Savoia dedicarono al culto della Sindone un'importanza decisiva: il Sacro Lino diventò strumento di legittimazione del potere e la sua ostensione accompagnò i grandi eventi dinastici e politici della casata, dall'arrivo della reliquia a Torino fino all'età moderna, rendendo solenni gli avvenimenti lieti della famiglia,


"Ostensione della Sindone alla presenza della corte con Vittorio Amedeo II bambino
(Pittore piemontese - 1675 circa)
ottenendo il favore divino per gli eserciti, invocando la liberazione dalle pestilenze.
L'ostensione seguiva regole precise e rappresentava un momento saliente del cerimoniale di corte. L'evento venne documentato con illustrazioni diverse in cui i personaggi della corte si avvicendavano sotto il baldacchino o all'interno del padiglione predisposto per l'occasione davanti ai palazzi reali.

"Veduta di Piazza Castello in occasione dell'ostensione della SS. Sindone"
(Pieter Bolckmann - 1686)
Oggi la Sindone è conservata nella cappella del transetto sinistro del Duomo di Torino, completamente distesa ed in condizioni controllate per garantire la corretta conservazione.



Suddivisa in sezioni tematiche, la mostra apre con l'arrivo della Sindone a Torino nel 1578, prosegue raccontando la storia dei Savoia e la Sindone, presenta gli oggetti della devozione tra XVII e XVIII secolo, racconta del rapporto tra la Sindone e i Santi e la città di Torino  e chiude con la macchina fotografica portatile di Secondo Pia, avvocato torinese e fotografo dilettante, il primo a scattare un'immagine fotografica della Sindone il 25 maggio 1898. 
Un anello che si chiude con  un gruppo di opere che illustra la grande mostra Sindonica del 1931, organizzata proprio a Palazzo Madama in occasione dell'Ostensione di quell'anno.
Una mostra interessante anche per coloro che non credono che la Sindone abbia avvolto il corpo di Cristo dopo la crocifissione.

"Ed ecco un uomo di nome Giuseppe, membro del Consiglio, uomo buono e giusto, che non s'era associato alla deliberazione e all'operato degli altri; era nativo di Arimatea  città dei Giudei, e aspettava il regno di Dio. Egli andò da Pilato e chiese il corpo di Gesù. E dopo averlo calato giù, lo avvolse in un lenzuolo e lo pose in un sepolcro scavato nella roccia .... (Vangelo di Luca 23, 50-53)

(Gran parte di quanto scritto dall'autrice del presente articolo è stato tratto dal comunicato stampa del 27/9/18 diffuso in occasione della presentazione della mostra)

venerdì 28 settembre 2018

Il gruppo CoBrA

Le tragiche vicende di guerra degli anni Trenta e Quaranta sono state alla radice dei profondi cambiamenti anche nel campo delle arti figurative.
Emerge una nuova coscienza reale, dove si è smarrita ogni certezza. L'individuo si trova solo con se stesso e a poco conta l'esperienza passata.
E' il presente, con tutto ciò che lo caratterizza di inquietante, frammentario ed effimero, a imporsi innanzitutto alla coscienza dell'artista o più precisamente a premere con tutta la sua urgenza sulle sue capacità di reazione estetica: l'opera diventa valida se considerata come momento unico, irripetibile, testimonianza del rapporto diretto con i propri limiti vitali e psicologici.
Questo è, molto in sintesi, il clima culturale che determina tutto il decennio degli anni Cinquanta e le ricerche artistiche informali che da esso si sviluppano.
Aderisce alla poetica informale anche il gruppo CoBrA, nato nel 1948 dalla fusione di tre gruppi sperimentali: il Movimento astratto-surrealista danese Host, il Surréalisme révolutionnaire belga, e l'olandese Reflex.
Il nome CoBrA deriva dalle iniziali di Copenaghen, Bruxelles e Amsterdam. Protagonisti del movimento sono Karel Appel,  
Asger Jorn, Pierre Alechinsky, Christian Dotremont, Corneille, Constant, Joseph Noiret, Carl Pedersen e Lucebert che nel 1949 ad Amsterdam e nel 1951 a Liegi organizzano due importanti mostre.
Le opere di questi artisti, le cui teorie hanno forti implicazioni politiche e rivoluzionarie, risentono da un lato della tradizione espressionista nordica (Munch, Ensor, Nolde) di cui rimane traccia evidente nella cromia accesa e acida dei dipinti

Karel Appel

e dall'altro sono influenzate da alcuni aspetti del Surrealismo.
La loro opera, realizzata con estrema violenza gestuale, è caratterizzata da un disprezzo totale della forma e si costruisce per accumulo di dense stratificazioni di materia colorata


Asger Jorn- Solidarity 1961

nelle quali appaiono figure   dall'aspetto drammatico e beffardo. 
Divergendo da buona parte della produzione informale, i loro dipinti presentano infatti ancora un referente, il ricordo di un immagine reale seppur semplificata e trasfigurata.
Per gli esponenti del gruppo CoBra, l'arte, prima che un valore estetico, deve avere un valore etico, come pratica liberatoria nei confronti di una struttura sociale e politica  che tende ad annullare le identità individuali non funzionali al sistema.


Karel Appel - Mating Burd s1961
Gli artisti del gruppo CoBrA non si limitarono alla pittura, infatti, ispirati dalle sculture di Brancusi, Giacometti, Jean Arp e Picasso, ma soprattutto dall'arte preistorica e dall'arte popolare, realizzarono anche sculture.
Essi lavoravano direttamente il materiale poiché il loro fine non era partire dalla sorgente creativa dell'uomo. 
Le sculture venivano realizzate con il bronzo, l'argilla e il legno, ma anche con i materiali trovati nella spazzatura.



A differenza dei danesi che erano stati relativamente liberi di continuare a fare e mostrare il loro lavoro sperimentale durante la Seconda Guerra Mondiale, gli artisti olandesi, dopo la guerra, si ritrovarono in un paese dal clima artistico conservatore. Nei loro studi i giovani sperimentatori realizzarono oggetti radicali con i quali si ribellarono alla tradizione realistica della scultura olandese dell'epoca.
Karel Appel, per esempio, raccolse materiali di scarto per le strade di Amsterdam che poi trasformò in figure e rilievi scultorei ispirato com'era dagli assemblaggi surreali che il suo collega Eugène Brands componeva con oggetti trovati. 
In Belgio Raoul Ubac (anche fotografo) e Reinhoud, entrambi associati e non membri del gruppo CoBrA, erano due artisti che creavano oggetti tridimensionali.
Il desiderio di lavorare con la scultura non terminò con la fine del gruppo CoBrA poiché gli artisti continuarono a realizzare opere scultoree anche negli anni seguenti.
Constant, ad esempio, sviluppò una serie di sculture per il suo progetto "New Babylon", una società utopica in cui arte e vita dovevano fondersi.
L'artista giapponese-americano Shinkichi Tapiri, che durante gli anni del gruppo CoBrA saldò le cosiddette "One Day Sculptures" dagli scarti di metallo, continuò a fare sculture per tutto il resto della sua vita. Le esperienze di soldato americano durante la seconda guerra mondiale risuonano nei temi del suo lavoro (aggressione, battaglia, velocità). Nel 1995 Tajiri ha creato il "Dry Zen Garden" nel patio del CoBrA Museum di Amstelveen (vicino ad Amsterdam).





Il desiderio degli artisti CoBrA di esprimersi in modo completamente libero e spontaneo si manifestò anche negli esperimenti con la ceramica.
Ispirandosi alle ceramiche di Picasso, Mirò e Léger, i membri di CoBrA diedero con le loro creazioni, un impulso giocoso ed inaspettato all'antica tradizione ceramista.



Già dall'autunno 1948 e nel 1949 Karel Appel, Constant, Corneille e Anton Rooskens, sperimentarono la ceramica nella fabbrica di terracotta "Russel-Tiglia" nella città olandese di Tegelen dipingendo modelli astratti e figure fantastiche su piatti, ciotole e vasi prodotti nella fabbrica.



La produzione di ceramiche di alcuni artisti CoBrA raggiunse  il suo apice nella metà degli anni '50 quando  però il gruppo si era già separato.
Fu l'artista danese Asger Jorn, che produceva ceramiche già dal 1930, a dare avvio a questa pratica grazie anche all'incoraggiamento dell'artista italiano Enrico Baj che invitò Jorn ad Albisola un paesino costiero italiano in provincia di Savona famoso per la sua ricca tradizione ceramista. Qui Jorn tra il 1954 e il 1956 organizzò una serie di incontri nella locale fabbrica di ceramiche di Tullio Mazzotti, durante i quali diversi artisti come Appel e Corneille lavorarono in modo collaborativo usando l'argilla e la pittura. L'atmosfera durante questi incontri somigliava  a quella di un parco giochi per bambini ma ha prodotto un centinaio di lavori tra cui anche sculture in ceramica.
Ad interessare il gruppo CoBrA fu anche la relazione tra lingua ed immagine: i membri videro la scrittura come un'espressione creativa spontanea che non era semplicemente funzionale ma aveva anche una qualità visiva.
Nel settimo numero della rivista CoBrA ad esempio Christian Dotremont (poeta ed artista visivo del gruppo nonché capo redattore della rivista) raccontò che nel momento in cui aveva visto il suo taccuino verticalmente in controluce, i segni da lui tracciati erano diventati calligrafia.


 

In precedenza nel 1944 Asper Jorn aveva già dichiarato che il testo e le espressioni visive erano in realtà uguali invertendo l'idea tradizionale secondo cui le storie precedono le immagini o che il linguaggio può essere usato solo per descrivere le cose.
Alla luce di ciò gli artisti CoBrA spesso combinavano parole ed immagini scritte sulle stesse superfici. Dotremont ha persino coniato un termine speciale per questo: "peinture-mots" (parola pittura) spesso frutto di collaborazioni tra pittori e poeti.
I pittori hanno illustrato poesie mentre i poeti hanno scritto testi per accompagnare le opere visive. Molti di loro erano "multi talenti" come Lucebert e Claus infatti si sono dedicati alla pittura e alla poesia e anche dopo lo scioglimento del gruppo hanno continuato le loro collaborazioni.









L'esplosione del fenomeno CoBrA fu una della principali cause del cambiamento radicale dell'arte contemporanea che influenzò nei decenni successivi gran parte del continente europeo dilaniato dalle ferite inferte dal secondo conflitto mondiale. L'ansia di libertà tracciata ai CoBrA finì per influenzare una schiera di artisti che accettarono la sfida e, grazie al loro esempio, riuscirono ad aprire la pesante porta della consuetudine per imboccare una strada nuova animata dalla forza creativa della libertà di ispirazione e dalla potenza innovativa del colore.
Va detto infatti che, se la vita del movimento, in quanto gruppo organizzato, fu breve (durò infatti fino al 1951), la sua energia rimase viva e vitale in molti altri artisti che, nei decenni successivi, tramandarono lo spirito e gli aspetti fondamentali delle sue origini.


Ad Amstelveen non lontano da Amsterdam è possibile visitare il CoBrA Museum  con molte opere dei protagonisti del movimento ma che ospita artisti contemporanei che a CoBrA ancora si ispirano...