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venerdì 7 dicembre 2018

Le donne nell'arte: Marina Abramović

Marina Abramović è una delle   personalità  più celebri 
e controverse dell'arte contemporanea. 
Nata a Belgrado nel 1946 l'artista serba è attiva nell'ambito della body-art e della performance; la sua ricerca l'ha portata ad indagare i limiti fisici e mentali della propria persona, creando produzioni che col tempo sono divenute più complesse grazie al contatto con culture diverse come quelle incontrate nei suoi lunghi viaggi in India, Australia, Tibet e Cina.
Marina cresce nella Jugoslavia comunista, entrambi i genitori sono partigiani della seconda guerra mondiale: suo padre Vojin Abramović era un comandate, riconosciuto eroe nazionale dopo la guerra; la madre Danica, maggiore dell'esercito, alla metà degli anni Sessanta viene nominata direttore del Museo della Rivoluzione e Arte di Belgrado.
Marina si forma all'Accademia delle Belle Arti di Belgrado dedicandosi alla pittura.


Truck Accident  - 1963
Cerca però altri strumenti di espressione e frequenta lo Studenti Kulturni Centar (SKC) di Belgrado, istituito da Tito nel 1968, dove ai giovani artisti è permesso sperimentare.



Nel suo percorso formativo la Abramović è influenzata da artisti come Chris Buden, Vito Acconci e Joseph Buys che operano al limite fra performance, film e oggetto, in una stagione, quella degli anni Settanta, favorevole a questo genere di sperimentazioni.
Quando scopre la performance, abbandona tutte le altre forme di espressione ed inizia a lavorare utilizzando il proprio corpo, esponendosi al pericolo e al dolore come via per ampliare le proprie percezioni e il proprio linguaggio artistico.
Nella serie Rhythm (1973-1974) eseguita tra Italia e Jugoslavia, si sottopone a dure prove di resistenza fisica e psicologica: alcuni lavori consistono in azioni(Rhythm 2), altri prevedono  l'utilizzando di oggetti pericolosi (Rhythm 10



o simboli ricorrenti come la stella a cinque punte (Rhythm 5) 



altri evocano un'atmosfera di martirio (Rhythm 0).
La performance Rhythm 0 realizzata a Napoli nel 1974 ha inizialmente avuto come protagonisti 72 oggetti disposti su un tavolo in una sala di una galleria. 



Questi utensili (oggetti di piacere come piume, zucchero, bottiglie, scarpe ecc., oggetti di dolore come fruste, catene, martelli ecc. e oggetti di morte come lamette e una pistola) potevano essere utilizzati dalle persone presenti per interagire con l'artista ed in particolar modo con il suo corpo. 
La Abramović  in questa performance rimase in piedi per sei ore a disposizione degli spettatori che erano autorizzati a farle ciò che volevano dal baciarla e accarezzarla al ferirla o denudarla e qualsiasi cosa fosse successa sarebbe stata sotto la responsabilità dell'artista.



Mentre in un primo momento regnarono perplessità ed imbarazzo, successivamente gli atteggiamenti degli spettatori verso l'artista mutarono diventando anche molto violenti ed il corpo dell' Abramović fu gravemente segnato.
Scopo dell'artista era mettere  a disposizione il suo corpo per rendere protagonista il pubblico. Si trattava di evidenziare le sue capacità di resistenza fisica e mentale e testimoniare gli istinti più brutali dell'essere umano che, una volta vinta la barriera della formalità, prevalgono e mettono a nudo la natura dell'uomo svelandone ogni aspetto.
La serie Freeing,  realizzata nel 1975 prima di lasciare Belgrado, costituisce un rito di passaggio con cui Marina Abramović si affranca dalle proprie origini : un esorcismo in cui libera corpo e mente dal legame con il luogo, mettendo alla prova la sua capacità di resistenza attraverso la ripetizione di parole, suoni e gesti portati fino all'esaurimento. Lo svuotamento diventa metodo: balla fino a cadere esausta, recita parole fino che la mente è sgombrata, grida fino a perdere la voce.


Nel 1975 lascia la Jugoslavia e si stabilisce ad Amsterdam dove fino al 1988 lavora con il suo compagno, l'artista tedesco Ulay (Frank Uwe Laysipen). E' l'inizio di una vita insieme, tanto simbiotica che i due artisti si descrivono come un solo organismo.
Condividono l'idea di potersi spingere al limite estremo usando il corpo, il tempo e il suono come materiali per la loro arte.
Una delle loro performance più nota è Imponderabilia, in cui i due nel giugno 1977 rimasero completamente nudi, uno di fronte all'altro, all'ingresso della Galleria D'Arte Moderna di Bologna come fossero gli stipiti della porta: per entrare nel museo il pubblico doveva passare attraverso lo stretto spazio tra di loro, scegliendo verso chi voltarsi. Programmata per sei ore, la performance venne interrotta dalla polizia dopo novanta minuti per oltraggio al pudore.



La dualità e la simbiosi  è ben rappresentata dalla serie Relation opera estrema ai limiti delle resistenza fisica. 




Nelle loro performance vibranti e ipnotiche i due artisti condividevano una profonda capacità di sopportazione e la comune idea di spingere la loro pratica all'estremo, scandita da pause, respiri, colpi, urla, incontro di corpi.



Documentavano tutto con estrema precisione e rispettavano la regola di non ripetere mai una performance.
Il loro addio però si celebra nel 1988 con un'ultima performance insieme. Si tratta di The Lovers che si è svolta sulla Grande Muraglia, sotto la quale, secondo la tradizione cinese, si muovono draghi giganteschi  la cui energia viene assorbita da chi la percorre attraverso la pianta dei piedi .
Alle 10.47 del 30 marzo 1988 (anno del Drago) Marina parte dal passo Shanghai e comincia a camminare verso Ovest, mentre Ulay si muove dal deserto dei Gobi procedendo verso Est. 



Dopo novanta giorni i due si incontrano a metà della Grande Muraglia avendo percorso ciascuno 2.500 chilometri: si abbracciano e si dicono addio ponendo fine alla loro 



collaborazione artistica e proseguono il loro camino in solitaria.
Marina prosegue da sola il suo percorso artistico di sperimentazione, di profonda riflessione e di confronto con il pubblico: è del 1995 la serie di video-performance Cleaning the Mirror in cui Marina Abramović interagisce e si confronta con uno scheletro umano, inteso come proprio doppio, in un rispecchiamento tra vita e morte che è memore di rituali in uso presso i monaci tibetani.



In Luminosity  del 1997 l'artista resta seduta, nuda, su un seggiolino di bicicletta fissato in alto sulla parete, bilanciandosi con movimenti delle braccia e delle gambe, circondata da una luce fortissima . La posizione precaria, la nudità, l'esposizione agli sguardi la rendono vulnerabile. Questa performance, come afferma Marina Abramović è "un lavoro sulla solitudine, sul dolore e sull'elevazione spirituale, sulla luminosità e sulla qualità trascendentale dell'essere umano" oltre che sullo scambio di energia tra la performer e chi fissa lo sguardo su di lei.
Nel 1997 vince il Leone d'Oro alla Biennale di enezia con l'esecuzione della performance Balkan Baroque metafora contro tutte le guerre ed in particolare con riferimento alle devastanti guerre balcaniche degli anni Novanta.
L'artista era stata invitata a rappresentare la Serbia e il Montenegro nel padiglione jugoslavo della Biennale di Venezia nel 1977, ma si ritira per controversie sul soggetto dell'opera.
Viene quindi invitata dal curatore Germano Celant ad allestire Balkan Baroque  in un sottoscala. Critica e pubblico sono scioccati ma la performance ottiene ampi riconoscimenti, tra i quali proprio il Leone d'Oro. 
Nella performance la Abramović era seduta su una catasta di ossa di vacca: sotto cinquecento pulite sopra duemila sanguinolente con attaccate carne e cartilagini. Per quattro giorni, per sette ore al giorno sfregava le ossa  fino a farle diventare pulite, era come se stesse su un campo di battaglia e le ossa fossero i cadaveri dei soldati, l'odore era nauseante e i visitatori entravano in fila ed osservavano disgustati dal lezzo ma ipnotizzati dalla spettacolo. 



The Hero realizzato nel 2001 è un'opera legata alla memoria, alla sua terra d'origine, oltre che alle complesse dinamiche familiari. E' realizzato dall'artista in seguito alla perdita del padre, eroe partigiano.
Nel video Marina Abramović si rappresenta come il padre su un cavallo bianco mentre si sente l'inno della Jugoslavia comunista.




Dopo aver lavorato in produzioni teatrali autobiografiche, nel 2002 torna alla performance dal vivo. In The House with the Ocean View, resta in isolamento, silenzio e digiuno per dodici giorni, sempre sotto gli occhi del pubblico, in tre piccoli ambienti, vestita con casacca e pantaloni rigorosamente identici ma di colore diverso a seconda del giorno della settimana , bevendo solo ed esclusivamente acqua e 




cercando di stabilire con i visitatori uno scambio di energia molto intenso, fondamentale per la riuscita della performance.
Il suo interesse per tematiche di meditazione e trascendenza avevano già trovato espressione nei Transitori Objects realizzati tra il 1995 e il 2015 con materiali dotati di una particolare carica energetica.




The Artist is Present del 2010 è diventata un classico della Performance Art: durante tre mesi dell'esposizione al MoMA di New York  ogni giorno Marina Abramović ha fissato negli occhi ogni spettatore che decideva di sedersi di fronte a lei.
L'artista la considera la performance più radicale della sua vita durante la quale è rimasta per sette ore al giorno seduta a fissare dentro gli occhi i visitatori, 736 ore e 30 minuti muta ed immobile, senza mangiare, bere o andare alla toilette.




La partecipazione del pubblico ha assunto sempre maggiore importanza nei lavori di Marina Abramović, che attraverso esercizi quali Counting the Rice, invita il pubblico a espandere la percezione della "non esistenza del tempo" . I partecipanti (volontari del pubblico) sono invitati a lasciare i loro cellulari in un armadietto e poi ad indossare una cuffia che li isola dall'ambiente. Leggendo le istruzioni sono invitati a sedersi ad un tavolo su cui sono depositati chicchi di riso che devono separare e contare: il tempo trascorre ma l'isolamento e la concentrazione non permettono di percepirlo, un'esercizio psico-fisico che l'Abramovic nel 2014 ha utilizzato per acquisire concentrazione e predisporre corpo e mente alla performance art.


Counting the Rice - Palazzo Strozzi
Per mantenere vive le sue opere, che esisterebbero solo come documentazione d'archivio e tutelare la propria eredità artistica, Marina Abramović usa la re-performance come metodo. Attraverso il Marina Abramović  Institute for the Preservation of Performance Art (MAI) e con il cosiddetto "Abramović Method", sviluppato nel corso della sua carriera come pratica fisica e mentale per realizzare una performance, l'artista ha posto le basi per oltrepassare il limite effimero della temporalità delle sue opere e reinventare l'idea stessa di performance del XXI secolo.
Le opere non sono più solo documentazione d'archivio, ma acquistano una nuova vita e mutano a seconda del performer, esattamente come avviene per un brano musicale che cambia profondamente da un interprete all'altro.


                           Re-performance di Imponderabilia a Palazzo Strozzi 

L'opera deve avere vita propria e sopravvivere all'autore.

Fino al 20 gennaio 2019 Palazzo Strozzi a Firenze dedica a  Marina Abramović la più grande retrospettiva italiana. La mostra riunisce oltre cento opere (video, fotografie, dipinti, oggetti, installazioni) offrendo una panoramica sulla sua carriera, dagli anni Settanta agli anni Duemila. 
Durante la mostra è anche possibile assistere alla riesecuzione dal vivo di alcune delle  celebri performance che Marina Abramović ha fatto nella sua carriera artistica, a  realizzarle un gruppo di performer appositamente selezionati  e formati per la mostra di Palazzo Strozzi da Lynsey Peisinger, stretta collaboratrice di Marina Abramović.


Due visitatori alla postazione della re-performance "The Artist is Present" a Palazzo Strozzi

mercoledì 21 novembre 2018

Hito Steyerl - LA CITTA' DELLE FINESTRE ROTTE





Negli spazi della Manica Lunga del Castello di Rivoli Hito Steyerl presenta in anteprima The city of the broken windows (La città delle finestre rotte 2018) una mostra concepita appositamente per gli spazi del museo, una nuova installazione multimediale basata sul suono, sul video, sulla pittura e sull'intervento architettonico.
Il progetto nasce dalla sua ricerca sulle industrie dell'intelligenza artificiale (AI - Artificial Intelligence) e sulla pittura in campo urbano.
La Steyerl  esplora sia le modalità attraverso cui l'Intelligenza Artificiale influenza il nostro ambiente urbano sia come le pratiche alternative possano emergere attraverso atti pittorici nello spazio pubblico.
The city of the broken windows  ruota attorno al processo di insegnare all'AI come riconoscere il suono di finestre che si infrangono. 


Il progetto offre una prospettiva integrante su come l'immaginazione digitale contemporanea modella la nostra percezione della realtà. La componente audio dell'installazione è stata registrata all'interno di un hangar, costruito ai tempi della seconda guerra mondiale per veicoli aerei a Cambridge in Inghilterra.



Migliaia di finestre  sono ridotte in frantumi per creare una discordante sinfonia.






Disseminato nello spazio espositivo l'audio riproduce una melodia di frantumi e riverberi, incapace di classificare i suoni tanto che si ha l'impressione che i vetri spazzati da terra assomiglino a suoni di campanelli


Il lavoro di riferisce a Georges-Louis Leclerc de Buffon (Montbard 1707- Parigi 1788) una delle figure centrali dell'Illuminismo francese, impegnato nel grade progetto moderno di classificazione che influenzerà le teorie dei più grandi evoluzionisti europei, anticipando la statistica moderna, la cibernetica degli anni Cinquanta e Sessanta e, quindi, la cultura dell'algoritmo alla base dell'Intelligenza Artificiale.
L'opera è accompagnata da una linea di testo a parete che forma un apparato narrativo


proveniente da diverse fonti: le dichiarazioni tratte dalle interviste dei ricercatori che si occupano di ingegneria digitale, le citazione estrapolate da "Il racconto della finestra rotta" presente nel saggio di teoria economica "Quello che si vede e quello che non si vede" del 1850 di Frédéric Bastiat (Bayonne 1801 - Roma 1850) in cui l'autore invita a prestare attenzione agli effetti economici a prima vista invisibili; nonché infine le osservazioni disconnesse e sgrammaticate frutto della rielaborazione scorretta delle informazioni da parte dell'AI.
Ai due estremi della Manica Lunga, installati su cavalletti, sono visibili Broken Windows (finestre rotte, 2018) e Unbroken Windows (Finestre non rotte 2018). I due video, i cui rispettivi audio scorrono lungo la superficie dell'intero spazio, avvolgono lo spettatore.
Il primo è la registrazione del lavoro di ingegneri coinvolti nell'industria dei sitemi di allarme


il secondo racconta il lavoro dell'artista attivista Chris Toepfer (New York City 1962), impegnato tramite la sua associazione "The Neighborhood Foundation" nell'abbattimento del degrado urbano architettonico nelle periferie più disagiate a Chicago e in altre parti degli Stati Uniti.



Il progetto di Steyerl trova il suo culmine tra, da un lato, una finestra del museo rimossa, otturata e dipinta da Toepfer (protagonista della nuova opera che ha occluso le finestre del Castello di Rivoli con dipinti realizzati tramite la tecnica del trompe l'oeil) e dall'altro lato, in fondo alla Manica Lunga,  un'altra grande finestra distrutta facendo sì che il suo lavoro si trovasse tra una finestra non rotta e una finestra rotta.

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Nata a Monaco di Baviera nel 1966, Hito Steyerl è una regista, una scrittrice, una video artista, un'innovatrice del documentario tedesco. I suoi principali argomenti di interesse sono i media, la tecnologia e la circolazione globale delle immagini.
Ha frequentato l'Istituto giapponese dell'immagine in movimento e ha studiato presso l'Università della televisione e della pellicola a Monaco di Baviera, ha conseguito un dottorato di ricerca in Filosofia presso l'Accademia di Belle Arti di Vienna, ed attualmente è docente di New Media Art presso l'Università delle Arti di Berlino.
Nel suo lavoro esplora ciò che le immagini mostrano, perché sono fatte e quale effetto hanno sul modo in cui pensiamo e su come vediamo il mondo.
L'artista crea installazioni in cui la produzione filmica è associata alla costruzione di ambienti architettonici.
Il lavoro di Hito Steyerl è stato descritto come "un'arte per i nostri tempi" perché i temi dei suoi lavori sono molto legati a ciò che sta accadendo. L'artista affronta anche questioni sociali e politiche come i diritti delle donne, la corruzione politica, e l'orrore dei conflitti e della guerra.
Nel 2004 ha partecipato a Manifesta 5 (Biennale Europea di Arte Contemporane), nel 2007 il suo film Lovely Andrea è stato esposto a Documenta 12 a Kassel in Germania. Nel 2008 ha preso parte alla Biennale di Shanghai mentre nel 2013 il suo lavoro è stato incluso nella Biennale di Venezia e nella Biennale di Istanbul.
Era presente nel padiglione tedesco alla Biennale di Venezia del 2015.

mercoledì 31 ottobre 2018

PARATISSIMA ART FAIR - Feeling different





Dal 31 ottobre al 4 novembre 2018, nei 14 mila metri quadri  della ex Caserma di via Asti, apre a Torino la fiera internazionale degli artisti indipendenti per il terzo anno consecutivo sotto la direzione artistica di Francesca Canfora.
Fin dalla sua prima edizione, Paratissima ribalta il modello tradizionale di "fiera d'arte" lasciando spazio agli artisti che hanno la possibilità di mostrare e promuovere il proprio lavoro in modo indipendente e alle gallerie d'arte che condividono lo spirito della manifestazione.
Per la prima volta, dopo le prime edizioni di Milano a giugno e Bologna a febbraio, nella XIV edizione di Paratissima Art Fair a Torino espongono solo gli artisti selezionati (357 contro i 536 del 2017). 
Meno artisti ma aumentano i progetti curati e gli spazi I.C.S. (Indipendenti Curate Space) che passano da 8 a 29 tra personali e collettive seguite da un curatore,  crescono le ore espositive, con l'apertura alle 10,30 e il numero di laboratori d'arte dedicati alle famiglie.
Il tema scelto quest'anno è "Feeling different" per celebrare la differenza e la diversità: quella rispetto a se e gli altri e quella rispetto ai canoni, alle norme e agli schemi.
Paratissima con i suoi 14 anni di vita è una realtà in piena trasformazione e pronta all'evoluzione.
Sei le sezioni che occupano ciascuna una una palazzina dell'ex caserma: NoPhoto progetto dedicato alla fotografia che quest'anno ha come tema guida di tutti i progetti espositivi e per tutti i 31 fotografi selezionati "You call it strange, I call it familiar" la relazione tra sentimento di familiarità e alienazione, nonché di conoscenza ed estraneità; 

Charlie Davoli Logic is a systematic method of coming to the wrong conclusion with confidence  - Paratissima 2016










N.I.C.E. (New Indipendent Curatorial Experience) che presenta sei mostre curate dai 12 allievi del corso per curatori di Paratissima ciascuna composta da almeno 10 artisti selezionati tramite call; Kids sezione dedicata ai bambini e ai ragazzi dai 3 ai 18 anni di età che ha come obiettivo quello di avvicinarli al mondo dell'arte attraverso laboratori e un percorso appositamente studiato in mezzo alle opere; G@P (gallerie at Paratissima)  sezione per i professionisti di settore nella vendita di opere d'arte (dodici le gallerie selezionate quest'anno); nella sezione Boutique - Fashion & Design convergono arte, moda e design, inedita vetrina per la moda indipendente e il design contemporaneo dove nulla è realizzato in serie e ogni prodotto è unico ed irripetibile; destinato al mondo dell'handmade è la sezione Crafters & Makers luogo di incontro e vendita per brand e autoproduzioni che propone un innovativo concetto di artigianato.
Paratissima offre un'occasione di visibilità agli artisti emergenti che non trovano spazio nei circuiti istituzionali dell'arte e, allo stesso tempo, compie un'azione di talent scouting attraverso il riconoscimento di premi in denaro o opportunità espositive realizzate in collaborazione con vari pantera o all'interno del circuito della manifestazione stessa.

ex Caserma di via Asti
Per approfondimenti visitate il sito di Paratissima 2018  https://paratissima.it/paratissima-14-feeling-different/







domenica 28 ottobre 2018

THE OTHERS ART FAIR 2018




The Others, che si terrà a Torno dal 1 al 4 novembre 2018,  è la principale fiera indipendente italiana che ospita le più recenti tendenze artistiche internazionali, con un'attenzione particolare sulle ultime generazioni di artisti.
Ideata otto anni fa da Roberto Casiraghi, quest'anno come già nei due anni precedenti, sarà ospitata nell'ex Opedale Regina Maria Adelaide  in Lungo Dora Firenze 87 a Torino.


Il logo sfocato e capovolto della fiera 2018, propone da subito un'esercizio visivo e più di un interrogativo sulla capacità di visione di cosa sia oggi l'espressività artistica.  The Others vuole essere una lente o forse un cannocchiale per individuare l'arte del futuro e trovare i nuovi collettori di talenti.
Una piattaforma espositiva rivolta a gallerie, a spazi gestiti da artisti (artist-run) e  project space, a collettivi di artisti e curatori e a spazi indipendenti. Più di quaranta le gallerie e associazioni culturali presenti quest'anno, di cui due terzi straniere, una novità rispetto alla precedente edizione in cui il 65% degli espositori erano italiani.
Un'altra novità è la sezione Expanded Screen dedicata alla video installazione e che pone l'accento non solo sul video ma anche sulla superficie e sulle modalità attraverso cui le immagini diventano fruibili.
Faranno parte della sezione Specific le tredici interpretazioni site specific che si misureranno con le vecchie sale operatorie, l'area accettazione, la sala d'attesa, gli spazi delle cucine, l'area lavaggio e sterilizzazione per i chirurghi con gli arredi originali: una vera e propria sfida per artisti e visitatori.


Ph The Other Fair
Della sezione Speciali projects saranno protagonisti artisti di Francia, Paesi Bassi e Danimarca.
Non mancheranno incontri e tavole rotonde già a partire dal 2 novembre.
A fine rassegna verranno assegnati tre premi, uno per ogni sezione della fiera: Specific, Expanded Screen, Main; riconfermato il #premiobottegabaretti che accompagna la manifestazione dal 2015 (si tratta di un premio del valore di 1.000,00 euro destinato ad un artista che si distingue per la sua ricerca sperimentale).
Concepita per espositori giovani, con costi di partecipazione tra i più bassi d'Europa, The Others è un'importante vetrina all'interno della Contemporary Art Week torinese.
Fin dai suoi esordi è stata ospitata in posti non convenzionali, negli anni The Others si è spostata in diversi strutture rivitalizzando e riconvertendo importanti edifici in disuso (prima l'ex carcere Le Nuove, ora un ospedale).


The Others - ex carcere Le Nuove Torino




Gli orari di apertura serali, l'atmosfera vivace ed informale, un ampio programma di eventi interdisciplinari sono gli ingredienti che hanno portato alla creazione di un nuovo formato di promozione dell'arte.

Tutte le informazioni  su : http://www.theothersfair.com/en/info/




mercoledì 24 ottobre 2018

NESXT - INDIPENDENT ART FESTIVAL



Torino NESXT Festival per la sua terza edizione torna nel capoluogo piemontese dal 30 ottobre al 4 novembre 2018. Quartier generale i Docks Dora in via Valprato 68 storico complesso di magazzini costruiti tra il 1912 e il 1914, suggestivo esempio di archeologia industriale e luogo della produzione underground della città.
Il progetto interdisciplinare è curato ed organizzato da Olga Gambari e Annalisa Russo ed è dedicato alla produzione artistica indipendente e ai suoi protagonisti: artisti, curatori, critici, storici, ricercatori, professionisti ed operatori provenienti da diversi ambiti e discipline, riuniti nella forma di associazioni, artists, run space, collettivi e varie forme associative provenienti da tutta Italia.
Nei tre anni di vita di NESXT, è infatti nato nel 2016, la collaborazione con moltissime realtà indipendenti ha tracciato i connotati di una galassia complessa e spesso contraddittoria, che si ispira a una serie di valori fondamentalmente illuminati dai concetti di libertà, di autonomia da un pensiero dominante e da un sistema che omologa e addomestica.
L'intento di NESXT è quello di sollecitare e garantire una rete in città che possa essere scambio, condivisione e partecipazione alla produzione culturale ma anche attivare una rete di progetti condivisi a livello italiano ed internazionale.
Anche quest'anno NESXT mantiene la formula diffusa sul territorio, un circuito formato da oltre trenta spazi


ViadellaFucina 16 - Condominio Museo (Porta Palazzo)
Superbudda  (Docks Dora)
Studio65  (Docks Dora)

che ospiteranno progetti prodotti da realtà artistiche e curatoriali torinesi (da quelli più noti a quelli insoliti, senza distinzioni o categorie) 


Spazio Barriera  (Barriera di Milano)
affiancati dai nove progetti indipendenti (Borderlight-Milano, Cantieri d'Arte - Viterbo, Farmacia Wurmkos - Sesto San Giovanni Milano, Fat Studio - San Lazzaro Bologna, Lottozero - Prato, MUCHO MAS! - Torino, Novella Guerra  -Imola, Porto dell'Arte - Bologna, VILLAM - Roma) selezionati da un comitato scientifico in seguito ad una call , per creare un catalogo di libera ricerca e produzione indipendente in continua evoluzione.
Progetti espositivi ed insieme performance, un programma live, talk e laboratori animeranno il festival per una settimana, in concomitanza con Artissima 2018.
Immergetevi in una settimana all'insegna del contemporary fuori dai soliti schemi scoprirete realtà molto interessanti.

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