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mercoledì 23 dicembre 2015

Le donne nell'arte: SONIA DELAUNAY

Tutti la conosciamo come Sonya Delaunay, ma il suo vero nome è Sarah Stern.
Nacque a Gradisk (Ucraina) nel 1885 e a cinque anni fu affidata dai genitori, operai, ad un parente agiato affinché ricevesse un'educazione adeguata.
Dopo aver studiato disegno per un breve periodo all'Accademia d'arte di Karlsruhe in Germania, nel 1905 si trasferì a Parigi e si iscrisse all'Accadémie de la Palette.
Osteggiata dai familiari che ritenevano  che una carriera professionale nell'arte non fosse consona al suo rango, per non tornare in Russia, nel 1909 sposò Wilhelm Uhde, un amico collezionista e mercante d'arte presso la cui galleria di Parigi, un anno prima, aveva tenuto la sua prima personale di dipinti figurativi. Le opere selezionate per la mostra rispecchiavano il suo interesse per Van Gogh, Gauguin, Matisse e l'espressionismo tedesco e fu ben accolta dalla stampa.
Sempre alla galleria Uhde, nel 1908 conobbe l'artista Robert Delaunay che sposò nel 1910 dopo aver divorziato dal marito. Fu l'inizio di una collaborazione creativa che sarebbe durata trent'anni, fondata su idee estetiche comuni, su un intenso confronto e una reciproca influenza
Rytheme, joie de vivre - 1931
                           Robert Delaunay 
Rhythm Colour no. 1076 - 1930
Sonia Delaunay













In realtà era Sonia a provvedere alla sicurezza economica della famiglia e ciò la costrinse a lasciare la pittura. Questa ripartizione dei compiti ebbe implicazioni a lungo termine, infatti ancora oggi esistono opere di consultazione che contemplano l'opera di Robert Delaunay ma non quelle di Sonia. 
Nonostante il felice debutto come pittrice, nel 1909 Sonia passò alle arti applicate (la sua prima opera fu una coperta patchwok per il lettino del figlio Charles).
Nel 1912, mentre l'avanguardia parigina era nel pieno di un dibattito estetico concernente colore e luce staccati da ogni riferimento oggettivo, lei era impegnata a realizzare oggetti di uso quotidiano, come paralumi e tende, intrisi di vera luce.
Insieme al marito Robert studiò la teoria del colore effettuando esperimenti e ideò una nuova forma di pittura astratta detta simultanéisme, fondata sull'impiego di composizioni dinamiche luminose costituite da blocchi geometrici di colore concepiti in modo da essere registrati simultaneamente. Realizzarono  opere come Contrastes simultanés (che fa pensare ad un paesaggio assolato) e Formes Circulaires, Soleil
 Contrastes simultanés
Sonia Delaunay
Formes Circulaires, Soleil
Robert Delaunay





















Sonia trasferì il principio ad altri oggetti e capi di abbigliamento


e nel 1913 iniziò a disegnare abiti "simultanei" e le sue sorprendenti  creazioni in ogni genere di materiale, caratterizzate da colori e forme geometriche contrastanti, sembravano incarnare quella sintesi di arte e vita metropolitana cui mirava l'avanguardia dell'epoca




                                     










In una serata di tango al Bal Bullier, una sala da ballo parigina, Sonia Delaunay sfoggiò uno spettacolare abito aderente di sua creazione che la avvolgeva in una composizione astratta; di quest'abito Cendras scrisse: "Sul vestito indossa un corpo". Robert Delaunay definì gli abiti simultanéiste della sua compagna dei "veri dipinti viventi".




Oltre a disegnare i costumi per i Ballets Russes di Diaghilev e per l'opera teatrale "Le Coeru Gaz" (1923) di Trustan Tzara, si dedicò al disegn industriale, progettando, tra le altre cose, gli interni di auto Citroen ed una collezione di tessuti per un produttore di Lione. Nel 1925 in coincidenza con l'Exposition des Arts Décoratifs a Parigi, insieme al creatore di moda Jacques Heim aprì la Boutique Simultané di moda ed accessori . Il negozio annoverava tra le sue clienti star del mondo della moda e del cinema del calibro di Coco Chanel e Greta Garbo.
Nei primi anni '30 Sonia Delonay tornò alla pittura astratta anche perché la depressione del 1929 l'aveva costretta a chiudere la boutique e nel 1932 diventò membro del gruppo di artisti Abstraction-Création.
Però fu solo negli anni '50 che le furono dedicate delle mostre nei musei e cominciò a raccogliere i primi successi. Alla fine degli anni '90 più di uno stilista prese a citare le idee che caratterizzano le sue creazioni, e successivamente il rapporto tra moda e arte sarà al centro di una serie di mostre nei musei.

"Ho avuto tre vite: una per Robert, una per mio figlio e i miei nipoti e una più breve per me stessa. Non rimpiango di non essermi dedicata di più a me stessa. Non ne ho avuto proprio il tempo" (S.D.)








2 commenti:

  1. Affascinante, l'universo femminile nasconde tesori, troppo spesso celati allo sguardo

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  2. Sono d'accordo con te, ecco perché tra i miei posts ne dedico qualcuno alle donne nell'arte, troppo spesso dimenticate.

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