Translate

sabato 23 luglio 2016

ARTE ALLE CORTI - Torino, fino al 10 novembre 2016





Con la seconda edizione di Arte alle Corti siamo nuovamente invitati a scoprire la città attraverso le corti di palazzi storici cittadini che diventano musei all'aperto di arte contemporanea.
Gli artisti, diversi per generazione, origini e stile presentano le loro opere in nove corti e due giardini di Torino.
Partendo con una mappa in mano ci si può spostare  da un luogo all'altro facendo una passeggiata che permette di collegare diversi punti del centro cittadino, attraverso l'architettura barocca.


I turisti potranno godere di questo museo en plain air ed i cittadini scopriranno luoghi spesso sconosciuti seppure quotidiani e famigliari. Entrambi potranno entrare in luoghi meravigliosi che l'arte ha permesso di aprire.Il progetto ha voluto che fossero realizzate opere site specific e che gli artisti lavorassero immergendo la propria opera nel contesto affinché  si mimetizzasse con il tessuto del luogo e non diventasse un monumento a se stante.Secondo la visione teatrale tipica del Barocco, anche con questa seconda edizione, si è voluto creare la meraviglia tramite l'illusione scenica e le suggestioni che ne derivano ci fanno ripensare il nostro modo di vedere arte ed architetture.

PALAZZO SALUZZO PAESANA (Via della Consolata 1 bis, Torino - domenica chiuso)

Sono molte, e diverse, le anime di Torino. Un abito barocco dall’impalcatura operaia, stucchi e ferro, volute e fabbriche. Nel cuore di Palazzo Saluzzo Paesana Flavio Favelli colloca un totem, Mondo Operaio, una struttura composta da pannelli di ferro trovati in una discarica a Istanbul, usati per ponteggi o lavori stradali. La sua pelle è un pattern a smalto composto da grafiche di riviste politiche anni ’60 e ’70. Un’estetica concettuale e non fine a se stessa, che si confronta con quella barocca, in apparente contrasto, ma condividendo un’idea di bellezza super partes. Quindi, Is beauty an affliction then?, si domandava Emily Dickinson in un suo verso, che diventa sorgente, zona di contatto, bocca nell’omonima opera di Gregorio Botta. Una lastra di vetro che respira acqua sotto ai portici del cortile, raccolta in una nicchia. Le lettere che compongono le parole del verso sono incise su un foglio di piombo, da cui sgorgano rivoli d’acqua. Pensieri ed emozioni vive che scorrono lievi, che inumidiscono la vita. Possono essere lacrime di gioia o disincanto (O. Gambari F. Poli)



PALAZZO CIVICO (Piazza Palazzo di Città 1, Torino- domenica chiuso)
Le sculture di Tony Cragg guizzano, si muovono. La materia diventa vibratile e appare in metamorfosi. Condizione instabile che influenza la visione e smaterializza il corpo delle opere. Sembra di sentirne il suono, emesso da queste opere che sono generatori di energia, racchiusi in bozzoli di materia. Si tratta di vibrazioni emanate, che si propagano per tutto lo spazio del cortile, riverberandosi sui muri e sullo spettatore. Tommy, Rod, Digital Skin i loro nomi. All’artista inglese, uno degli scultori più importanti del nostro tempo, interessa la struttura interna della materia, che poi ne genera l’aspetto esteriore e il suo modo di comunicare (O. Gambari F. Poli)


"DIGITAL SKIN"
"TOMMY"
"ROD"
PALAZZO CHIABLESE (Piazza San Giovanni 2, Torino - sabato e domenica chiuso)
Una mano che sostiene una lanterna. Sembra spuntata dal suolo, una grande mano dal cuore della terra. L’installazione Qui Ora di Gianni Dessì sarebbe perfetta sul palco di un’opera lirica. “Cerco l’uomo”, sembra dire come Diogene di Siope, che andava in giro con una lanterna accesa in pieno giorno. E questa scultura di Dessì, in effetti, pare piena di luce, colorata di un giallo pieno. La lanterna assomiglia anche a una casetta, di quelle stilizzate, che disegnano i bambini, con il tetto che è una piramide. La forma è sospesa da terra, e diventa il centro perfetto del cortile di Palazzo Chiablese – come l’uovo di Piero della Francesca – accolto dall’abbraccio circolare della sua struttura architettonica (O. Gambari F. Poli)



PALAZZO REALE (Piazzetta Reale 1, Torino - lunedì chiuso)
E’ un’immagine surreale e di grande impatto la corsa di bufale che invade la Piazzetta Reale. Sembra uno still da video. Enormi animali bloccati (forse da un incantesimo?) ma al tempo stesso informati da un palpito vitale, come fossero in movimento. Si ha l’illusione di udirne il suono degli zoccoli sul selciato. Sono un branco di bufale, che pare sbucato da dentro al palazzo e che ora stia disperdendosi nelle vie della città. È lo spiazzamento della natura selvaggia che irrompe nel cuore della civiltà, fatto di architettura, storia, società. Piazzetta Reale si trasforma in una quinta teatrale, in cui le bufale di Davide Rivalta sono gli attori, capaci di evocare savane, corsi d’acqua e habitat naturali lontanissimi (O. Gambari F. Poli)





GIARDINI REALI (Piazzetta Reale 1, Torino - lunedì chiuso)
Dentro a Palazzo Reale, nei suoi giardini da poco riaperti, si aggirano altre creature di Davide Rivalta. Sono due Orsi, nascosti verso il fondo, nel tentativo di cercare un rifugio, o di raggiungere un bosco, probabilmente. Costituiscono una delle tre apparizioni sul tappeto verde dei giardini dei Savoia. Emerge da un’aiuola, svettando in alto, verso il cielo, la scala dorata di Maura Banfo, alla cui sommità è alloggiato un grande Nido. Un’immagine di poesia fiabesca che evoca il mito. Risulta, invece, pop e al tempo stesso astratta la monumentale forma di ferro pieno di Carlo Ramous che costituisce anche un omaggio a questo storico artista. Ci si vede dentro una balena, un’elica, un cucchiaio, in Continuità. Le tre installazioni sembrano strani fiori di una wunderkammer reale (O. Gambari F. Poli)














PALAZZO DELL'UNIVERSITA' DEGLI STUDI (Via Po 17, Torino - sabato e domenica chiuso)Dove va quella barca capovolta, con sotto due uomini? È un dialogo simbolico perfetto quello tra la scultura di Velasco Vitali, Sbarco, e il cortile dell’Università degli Studi di Torino. Mette a fuoco subito la Società e il suo cammino, la cui direzione deve essere indicata e illuminata dalla Cultura. Un’installazione che con la sua superficie specchiate coinvolge anche il pubblico e la realtà che le scorrono attorno, facendoli diventare parte integrante. Così l’architettura del cortile diventa un orizzonte metropolitano che si delinea lungo l’arco della canoa. Un orizzonte che evoca, idealmente, quello a cui si affacciano gli studenti nei loro studi universitari. Un mondo nuovo che cambierà loro la vita (O. Gambari F. Poli)



PALAZZO CARIGNANO (piazza Carignano e piazza C. Alberto - chiusura ore 18,30)
La periferia nel cuore del centro storico, quello aulico, prezioso di architetture d’autore del barocco piemontese. Nel cortile di Palazzo Carignano, che vide la proclamazione del Regno d’Italia e la prima sede del Parlamento Italiano, la coppia di artisti torinesi Roberta Bruno e Gianfranco Botto con poesia e sintesi portano l’altra parte delle città, le periferie, quelle della produzione, del lavoro. Perché non ci si dimentichi, perché non si lascino andare come luoghi estranei e abbandonati, perché diventino laboratori di nuove pratiche sociali. Mattoni industriali dialogano con quelli aristocratici del palazzo, ambedue in una condizione di sospensione. La palina gialla di una linea suburbana di bus inchioda il tempo all’attesa. Waiting for the last bus. Attorno si sviluppa un diorama visivo in cui luoghi e architetture si fondono, tra visioni reali e no (O. Gambari F. Poli)



 




PALAZZO ASINARI DI SAN MARZANO (Via Maria Vittoria 4, Torino - chiuso dalle 13 alle 14,30)
Un cerchio minerale, con frammenti di marmo bianco e granito rosa che disegnano composizioni geometriche, che indicano cammini. Un mandala sciamanico che Richard Long ha creato con parti antichissime della Terra, trasformandole in pittura naturale, giocata su due colori netti. Il grande Blue Sky Circle sta al centro del cortile di Palazzo Asinari di San Marzano e sembra che tutto gli ruoti attorno. Il forte contrasto, che si innesca tra l’aspetto primitiva e puro di quest’opera e la ricchezza ricercata del contesto che l’accoglie, suggerisce allo sguardo una visione essenziale del luogo, ne fa ipotizzare la struttura ossea, al di sotto di stucchi, colonne tortili e statue (O. Gambari F. Poli)



PALAZZO CISTERNA (Via Maria Vittoria 12, Torino - chiuso sabato e domenica)
Corte
Nell’abbraccio dello spazio del cortile del palazzo, la grande scultura monumentale Effondrement: 217.5° Arc x 11 dell’artista francese Bernar Venet ne diventa il fulcro, l’elemento catalizzatore. Lo fa trasformandosi in un disegno animato. Un rincorrersi di segni curvilinei che prende vita, che sembra muoversi. La scultura diventa leggera e gioca con le linee che connotano l’architettura del cortile stesso. Elementi arcuati di grande potenza, che stanno in bilico tra caos e ordine. Gli enormi semicerchi che la compongono sono in acciaio Cor-Ten, una pelle su cui il tempo continua a segnare il suo scorrere, così come sulla superficie dell’antico Palazzo Cisterna (O. Gambari F. Poli)


Portico
Nella zona di collegamento tra il cortile e il giardino, il portico si pone come spazio osmotico, filtro visivo alle opere che, così, dialogano dai suoi estremi. Tra la scultura di Venet – nel cortile – e le nove installazioni – nel giardino – si inserisce qui un’altra opera, di Giovanni Anselmo, che, con la sua natura simbolica ed essenziale, sembra offrire una sintesi su temi e immaginari. Mentre l’ago magnetico e la pietra si orientano: una grande pietra accoglie una bussola, per indicare un punto di ascolto, di riflessioni quanto di possibili letture (O. Gambari F. Poli)



GIARDINO DI PALAZZO CISTERNA (Via Carlo Alberto 23, Torino - chiusura ore 19)
Uno spazio di natura raccolto nel cuore della città, sviluppato secondo un gusto all’inglese. Questo giardino selvaggio diventa un luogo magico di apparizioni grazie alle installazioni di nove artisti, eterogenei per generazioni e stili. Sono Nicus Lucà, Riccardo Cordero, Adrian Tranquilli, Domenico Borrelli, Costas Varotsos, Carlo D’Oria, Vittorio Messina, Salvatore Astore e Paolo Grassino. Opere molto diverse trovano casa sul prato, tra alberi e cespugli, lungo i sentieri. A volte in piena visione, altre giocando sull’effetto sorpresa, stando nell’ombra. Una collettiva en plein air che rende il giardino un parco artistico, da percorrere andandone alla scoperta, per istinto (O. Gambari F. Poli)

"CINQUE UOMINI MUTI" Vittorio Messina
"LUOGO DELLA MEMORIA"
Riccardo Cordero
"SPIRALE" Costas Varotsos
PALAZZO BIRAGO DI BORGARO (Via Carlo Alberto 16, Torino - sabato e domenica chiuso)
Una festa barocca in corso, nuvole di forme e colori diversi che esplodono nel cielo come fuochi d’artificio sorprendenti e meravigliosi. L’installazione di Enrica Borghi è giocata sullo spazio vuoto e sospeso contenuto dal cortile di Palazzo Birago di Borgaro. Un branco di Meduse leggere e trasparenti sta nuotando nell’aria, incorniciate dal perimetro architettonico. Alcune si attardano e stanno un po’ fuori dal gruppo, nascoste da colonne, sotto qualche arco. Con grazia e poesia l’artista ricama il suo suggestivo intervento sulla pelle dello spazio, colorandolo con materiali plastici riciclati a cui dona un’inaspettata lievità artistica (O. Gambari F. Poli)





Nessun commento:

Posta un commento