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martedì 5 gennaio 2016

MATISSE e il suo tempo






A Palazzo Chiablese fino al 14 maggio 2016 la mostra dedicata al grande artista Matisse, precursore delle avanguardie del suo tempo e padre del Fauvismo, movimento artistico anticonformista per quell’epoca di cui diventa il capofila insieme a Derain e Marquet dopo l’esposizione nel 1905 al Salon d’Automne, “ delle opere “Donna con Cappello”e la «Joie de Vivre».  

Donna con cappello - 1905
(non presente in mostra)


Gioia di vivere - 1905
(non presente in mostra)




L'esposizione mette al centro l'artista in relazione al suo tempo, vengono infatti presentate 50 opere di Matisse in dialogo con 47 opere di artisti a lui contemporanei quali Picasso, Renoir, Modigliani, Mirò, Derain, Braque, Bonnard, Marquet, Valminnck Léger, Griz, provenienti dal Centre Pompidou di Parigi. 
Dunque uno spazio storico e artistico in cui dialogano tra loro esponenti di primo rilievo che, nella ricerca itinerante di una propria identità artistica, inevitabilmente finivano per confrontarsi e influenzarsi nelle reciproche fonti di ispirazione e scambi artistici e culturali da cui nasceranno poi grandi sentimenti di amicizia fraterna ma anche di grande rivalità, come quella che da sempre ha contraddistinto la relazione tra Matisse e Picasso conosciuticisi ai primi del '900 nel salotto di Gertrude Stein.
Confrontando le tele esposte si possono cogliere le influenze e le fonti comuni di ispirazioni e visualizzare momenti artistici fino ad ora poco studiati come il modernismo degli anni quaranta e cinquanta o i movimenti degli anni sessanta poco conosciuti come quello francese Support/Surface e cogliere le influenze che questi ultimi hanno ricevuto dalle opere di Matisse.
La mostra è suddivisa in dieci sezioni e presenta l'opera del pittore dai suoi esordi fino alla sua scomparsa negli anni Cinquanta e alle ultime carte dipinte e ritagliate. 
1^ sezione - I MOREAU
Arrivato a Parigi per studiare Legge, scopre però la sua passione per la pittura e diviene allievo del pittore simbolista Gustave Moreau  all'Ercole des Beaux-Arts insieme ad A. Marquet, C. Camin, H. Manguin. Questi pittori, accomunati dall'insegnamento impartito dall'atelier più liberale di Parigi, dipingono una serie di quadri da medesimi soggetti (modelli in studio o sessioni di copie di dipinti del Louvre, vedute sulla Senna o caffettiere)
La caffettiera - 1902  A. Marquet
Natura morta con cioccolatiera 1900-902 H. Matisse
2^ sezione - IL FAUVISMO
Un soggiorno nel Midi, a Collioure (Catalogna francese) nell'estate 1905, segna l'inizio dell'avventura del fauvismo  a questo periodo appartengono Autoritratto di Matisse e Il sobborgo di Collioure di Derain






3^ sezione - MATISSE E IL CUBISMO
Matisse, che si era vivamente opposto alla svolta cubista di Braque nel 1908 e alla sua amicizia con Picasso, ammetterà tuttavia molto più tardi che "il cubismo deriva da Cézanne" il quale diceva “Bisogna trattare la natura attraverso il cilindro, la sfera, il cono, il tutto messo in prospettiva...". Nel settembre 1914 Matisse, non essendo stato chiamato alle armi, parte per Collioure e vi ritrova Juan Gris. I dipinti che esegue sono fortemente segnati dalla riflessione condotta da Picasso, Braque e Gris a partire dagli anni 1909-1910. Matisse dipinge finestre in cui la tela, quasi astratta, sembrerebbe incompiuta e ritratti come quello dell'attrice Greta Prozor del 1916 
Porta-finestra a Collioure - 1914
nel quale  si ravvisa una pittura schematica e geometrica ed i colori riflettono il dramma delle prima guerra mondiale.
Espressione dell'interpretazione personale del cubismo con echi del cloisonnisme è il ritratto di Marguerite prima figlia di Matisse alla quale chiese il permesso vista la particolarità dell'esecuzione
Testa bianca e rosa - 1914

In mostra anche il pittore Gino Severini con il quadro "Autoritratto" del 1912 che pur essendo eseguito da un pittore futurista ha rimandi cubisti


4^ sezione - FIGURE E COLORI. GLI ANNI DI NIZZA
Dopo il tumulto degli anni parigini, alla fine del 1917, Matisse si stabilisce a Nizza offrendo a se stesso un nuovo inizio. In questa regione dal clima mite incontra Renoir, visita spesso lo studio di Maillol, stringe amicizia con Bonnard. Moltiplica i ritratti e le composizioni intimiste di figura, tornando ad attingere alle sue prime fonti, ossia all'impressionismo, con lo studio degli ultimi dipinti di Renoir e di Monet. Attraverso questo dialogo con i suoi predecessori, Matisse partecipa a modo suo al ritorno al classicismo degli anni Venti, al pari di Derain e Picasso.
4^ sezione - LE ODALISCHE
Ispirato dai suoi soggiorni in Marocco ed in Algeria, l'artista rivisita il tema esotico dell'odalisca.
La densità dell'ornamentazione e del colore caratterizza i dipinti di questo periodo; per lui ora si può parlare di successo anche in termini economici e di vera e propria moda. Attorno alle odalische di Matisse si viene a formare una corrente orientalista moderna attraverso la mediazione di Roger Bezombes e di Picasso
L'algerina - 1909 Matisse

Nudo con berretto turco - Picasso 1955
(particolare)
che con il quadro "Nudo con berretto turco" fa un omaggio a Matisse a pochi mesi dalla morte: pur mantenendo l'impronta della tecnica della scomposizione riprende gli occhi a mandorla, le sopracciglia folte, il corpo flessuoso e il colore, rappresentato dal copricapo ornato da un foulard dalle accese tonalità.
Dopo la morte di Matisse, lo stesso Picasso confiderà: "Quando Matisse è morto, mi ha lasciato in eredità le sue odalische, ed è questa la mia idea dell'Oriente, sebbene non ci sia mai stato."
6^ sezione - SOGNARE E DISEGNARE
Gli anni trenta segnano una punto di svolta nel lavoro di Matisse, la Fondazione Barnes gli chiede di realizzare un progetto decorativo sul tema della danza
In seguito a quella svolta radicale, il pittore reinventa il proprio disegno che diviene autonomo, stilizzato, quasi automatico. La liberazione del tratto, l'onirismo, la rappresentazione di semplici oggetti caratterizzano le opere grafiche prodotte in quegli anni da Matisse, Picasso, Masson, Mirò e addirittura Léger, tutti autori influenzati dallo stesso clima venato di surrealismo 
Il sogno - 1935 Matisse

La ballerina blu - 1930 Léger
7^ sezione - MODERNISMO. LA SVOLTA DEGLI ANNI 30
Dagli anni Trenta agli anni Cinquanta, i grandi artisti figurativi, tra cui Matisse, Léger, Picasso e Dufy, mutano il proprio stile in direzione di un trattamento grafico più sciolto e schematico e di una tavolozza di colori primari che fanno eco al linguaggio modernista di  Le Corbusier (di cui è in mostra "Arbalete I - Londra 1953)  e di Mondrian.
Così i dipinti eseguiti da Matisse dopo la grande decorazione per Barnes ritrovano una nuova economia formale che oggi appare chiaramente legata all'estetica modernista degli anni Cinquanta, che trova le sue migliori espressioni nei seguenti quadri di Matisse e di Léger
Ragazza vestita di bianco, su sfondo rosso   1946
Il tempo  libero - Omaggio a Louis David - 1948-49
8^ sezione - LA NATURA MORTA
Natura morta con credenza verde
1928 - Matisse
Il genere della natura morta è per Matisse un imprescindibile strumento di autoriflessione. Influenzato dalle opere di Bonnard e Cézanne nelle celebri nature morte con arance, che secondo Apollinaire costituiscono la quintessenza della sua arte, Matisse dà vita ad un gioco di raffinati rimandi che si estende dalle Mele di Césan fino alle reinterpretazioni delle opere realizzate da Picasso come "Natura morta con caffettiera e candela" in cui mantiene alcuni elementi  dell'opera Matisse come l'arancia, la caraffa e il bicchiere.  
Natura morta con caffettiera e candela
1944 - Picasso
Si narra che due anni prima di dipingere il quadro Picasso avesse acquistato da un mercante una vecchia natura morta di Matisse e quest'ultimo, avendolo saputo, ogni anno gli inviava una cassetta di arance. Picasso le metteva in bella vista nel suo studio e a tutti coloro che si recavano in visita le mostrava dicendo: "sono le arance di Mattisse" e quindi nessuno osava mangiarle.
9^ sezione- LO STUDIO
Grande interno rosso - 1948
Gli anni Quaranta sono la stagione del ritorno alla pittura e degli interni di Vence, dopo un'operazione all'intestino che lo debilita molto. Sono interni in cui l'artista non è raffigurato ma se ne percepisce la presenza.
Gli atelier costituiscono un tema ricorrente anche presso parecchi artisti, tra cui Picasso (con il suo Lo studio - 1955), Dufy, Giacometti e Braque 
Atelier IX - 1952-1956 Braque
10^ sezione - IL LASCITO DI MATISSE ALL'ASTRATTISMO
A partire dal 1947, Matisse, rivisitando la tecnica del collage già utilizzato dai cubisti e dai dadaisti, inventa una nuova tecnica, il guazzo ritagliato, che gli permette di ritagliare "al vivo" nel colore . E' di questo periodo la serie di venti tavole colorate realizzate da Matisse con la tecnica dello stampino Jazz (1947) cui appartiene Icaro (tavola VIII)


La tecnica delle gauchos découpées ideate da Matisse avrà grande influenza sul lavoro degli artisti delle generazioni successive: gli espressionisti astratti come Rothko e Sam Francis, gli artisti di Support/Surface come Vincent Bioulès, Jean-Pierre Pincemin, Claude Viallat e Simon Hantaï
Omaggio a Matisse 1992  Viallat
Meun - 1968 Simon Hantaï
Oceania, il cielo 1946 Matisse
e molti altri ancora.
La diffusione della sua opera negli Stati Uniti per merito di suo figlio, il mercante Pierre Matisse, le mostre dei lavori dell'estrema maturità in Francia e il complesso decorativo e architettonico della cappella di Vence (1949-1951), hanno permesso che quanto prodotto da Matisse influenzasse profondamente l'arte del XX e XXI secolo.
Nell'esposizione torinese c'è anche spazio per il Matisse scultore
e disegnatore, meno noto al grande pubblico



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“Ho lavorato per arricchire la mia intelligenza, per soddisfare le differenti esigenze del mio spirito, sforzando tutto il mio essere alla comprensione delle diverse interpretazioni dell’arte plastica date dagli antichi maestri e dai moderni.”
Henri Matisse, Notes d'un peintre in “La Grande Revue”, 25 dicembre 1908 

mercoledì 30 dicembre 2015

MONET E LE STAMPE GIAPPONESI



L'impressionismo rappresenta la conquista progressiva della luce assunta come principio fondamentale, il suo naturale campo di sviluppo sarà perciò il paesaggio nel quale i contorni si aboliscono nella vibrazione dell'atmosfera. Alle ricerche di luce e di colore si affiancano quelle sugli studi di figure  che pongono problemi analoghi riguardanti la forma, lo spazio, la composizione. Si va elaborando un generale rinnovamento della visione pittorica, largamente favorito dalla moda delle stampe giapponesi.
Le rivoluzioni artistiche nel loro duplice movimento di rottura e di creazione, tendono ad appoggiarsi sulle autorità di stili esterni, arcaici, esotici o primitivi, ma ogni artista, a seconda della sua natura e delle sue tendenze vi attinge sollecitazioni diverse.
Per la generazione di Manet, Degas, Monet, il fascino nuovo dell'arte giapponese sta nella freschezza decorativa, nella scomposizione ironica e vivace del mondo, nei rapidi contrasti di toni chiari e scuri. 


Dopo la riapertura, avvenuta nel 1854, del mercato giapponese chiuso da secoli, le prime stampe giapponesi affluiscono in Europa sotto forma di carta da imballaggio. L'incisore Bracquemond scopre Hokusai in questo modo nel 1856. Nel 1862, una certa Madame Saye che aveva vissuto in Giappone apre, sotto i portici di rue de Rivoli, un negozio che chiamerà la Porte chinoise, ben presto frequentato da pittori e scrittori che cominciano a distinguere le "giapponeserie" dalle "cineserie" e a collezionarle con passione.
In occasione della mostra su Monet presso la Gam a Torino,  al Museo d'Arte Orientale di Torino (MAO) vengono esposte stampe e dipinti giapponesi in dialogo con le opere del grande maestro impressionista per presentare come l'arte giapponese abbia influenzato quella francese dell'Ottocento.
La maggior parte delle opere sono di Utawaga Hiroshige, un pittore paesaggista giapponese vissuto nella prima metà dell'Ottocento e considerato, insieme a Kitagawa Utamaro e KatsushiKa Hokusai, uno dei principali innovatori della xilografia ed uno dei primi artisti ad essere apprezzati dagli Impressionisti europei.
L'esposizione presenta un interessante excursus attraverso le grandi trasformazioni estetiche e stilistiche dell'arte ottocentesca, in un continuum di rimandi visivi tra le opere giapponesi e le opere di Monet
Il profilo sfuggente


 La donna con l'ombrello

 Paesaggi innevati


Scorci d'acqua

Il Giappone divenne per Monet quello fu l’Africa per Picasso e l’Oriente per Matisse. La summa della suggestione giapponese fu il suo giardino di Giverny,  con i suoi vialetti nascosti, i salici piangenti, il ponte giapponese sullo stagno delle ninfee

 
i fiori dalla mille sfumature. Le ninfee divennero, per l’artista impressionista, le icone di un pensiero al di là del dipinto, una visione astratta della natura. Fu un grande collezionista delle stampe giapponesi (ne possedeva oltre 230) e le esibiva nella sua abitazione di Giverny. Nel Salon Blue della sua villa era presente, infatti, la “Grande onda al largo di Kanagawa” del celebre Hokusai, di cui il Mao possiede una copia. 
Monet fu appassionato dalla particolare filosofia di vita dei maestri giapponesi, in comunione panteistica e spirituale con la natura, percependo l’esistenza di una risonanza cosmica che abbraccia il creato intero.


domenica 27 dicembre 2015

GIO PONTI E LA RICHARD-GINORI L'eleganza della modernità

Fino al 29 febbraio 2016 Palazzo Madama a Torino presenta la mostra dedicata a Gio Ponti e alla Richard-Ginori.
La mostra consente di ammirare le straordinarie invenzioni che Gio Ponti creò nel decennio 1923 - 1933 per Richard-Ginori, la fabbrica di Sesto Fiorentino di cui divenne direttore 
Gio Ponti
artistico all'età di 32 anni, chiamato da Augursto Richard. 
L'esposizione presenta settantacinque opere in porcellana e maiolica e un'ampia selezione di lettere e disegni di Ponti, tutti provenienti dal Museo Richard-Ginori di Sesto Fiorentino (attualmente chiuso al pubblico).

Lettera con disegno per il calamaio Il corriere
Calamaio Il Corriere
(porcellana decorata a cromo e dipianta a mano)













Convinto che il legame tra Arte ed Industria fosse una condizione imprescindibile per la creazione di uno stile e di un gusto veramente moderni, Gio Ponti rinnovò profondamente la produzione della manifattura Richard-Ginori, fino a quel momento ancorata ad un gusto storicistico legato alle forme e ai decori in uso nella manifattura nel Settecento e nell'Ottocento. 
Ponti, con un'intelligente scelta di modernità, impose temi nuovi che riportarono nuovamente la fabbrica all'attenzione del mercato internazionale.

Tra le opere esposte a Palazzo Madama alcuni dei più alti capolavori creati da Gio Ponti come il vaso Delle donne e delle Architetture, la Mano della Fattucchiera e la Mano fiorita, nonché le porcellane celadon, gli oggetti con decoro labirintica, Circo e Giungla, che evidenziano la profondità del linguaggio pontino e la complessità delle sue rielaborazioni, le sue riflessioni sulla classicità ed il contemporaneo, i riferimenti al movimento futurista e all'Art Decò.



Coppa Funérailles de Thais
Rispetto alle precedenti tappe della mostra (Palazzo Marini di Firenze e Triennale di Milano), a Torino vengono presentate alcune prestigiose novità come le urne Grottesca e Archi e corde,

la Coppa Ostiense, l'alzata con le Attività Gentili il piatto Pontesca, la Coppa Fantini e il Grande Vaso con reticolo in rilievo.

Archi e corde
Grande Vaso
Di grande interesse quanto 
emerge dalla corrispondenza con cui Gio Ponti, dalla sua residenza milanese, seguiva a distanza ogni fase del processo produttivo della Richard Ginori. 
Le lettere scambiate con Luigi Tazzini, direttore esecutivo, getta luce sulla genesi di opere, forme e decori e sul modo di operare del geniale architetto: dalla prima idea, spesso presentata sotto forma di un schizzo, al suo sviluppo. 

Cartolina pubblicitaria
Il suo intervento si spingeva fino a progettare gli annunci pubblicitari, le confezioni, le etichette per i prezzi da applicare agli oggetti, i marchi da apporvi al fine di curare tutti gli aspetti di promozione della Richard-Ginori. 
Ruolo centrale nel rinnovamento dell'architettura, dell'arredamento e delle arti decorative sarà la rivista "Domus" fondata da Ponti nel 1928.
La rete delle sue committente e i legami con i critici Ugo Ojetti e Margherita Sarfatti, con esponenti dell'alta borghesia finanziaria ed industriale milanese, restituiscono inoltre uno spaccato dell'élite intellettuale ed economica italiana del tempo.
Ad arricchire il percorso in mostra viene presentata la proiezione di "Amare Gio Ponti" il primo film documentario sul maestro del '900 (curato da Francesca Molteni): è un insieme di testimonianze degli eredi ed interviste ai protagonisti di oggi tra cui Vittorio Gregoretti, Enzo Mari, Sandro Mendini, Nanda Vigo, Bob Wilson e molti altri.


















mercoledì 23 dicembre 2015

Le donne nell'arte: SONIA DELAUNAY

Tutti la conosciamo come Sonya Delaunay, ma il suo vero nome è Sarah Stern.
Nacque a Gradisk (Ucraina) nel 1885 e a cinque anni fu affidata dai genitori, operai, ad un parente agiato affinché ricevesse un'educazione adeguata.
Dopo aver studiato disegno per un breve periodo all'Accademia d'arte di Karlsruhe in Germania, nel 1905 si trasferì a Parigi e si iscrisse all'Accadémie de la Palette.
Osteggiata dai familiari che ritenevano  che una carriera professionale nell'arte non fosse consona al suo rango, per non tornare in Russia, nel 1909 sposò Wilhelm Uhde, un amico collezionista e mercante d'arte presso la cui galleria di Parigi, un anno prima, aveva tenuto la sua prima personale di dipinti figurativi. Le opere selezionate per la mostra rispecchiavano il suo interesse per Van Gogh, Gauguin, Matisse e l'espressionismo tedesco e fu ben accolta dalla stampa.
Sempre alla galleria Uhde, nel 1908 conobbe l'artista Robert Delaunay che sposò nel 1910 dopo aver divorziato dal marito. Fu l'inizio di una collaborazione creativa che sarebbe durata trent'anni, fondata su idee estetiche comuni, su un intenso confronto e una reciproca influenza
Rytheme, joie de vivre - 1931
                           Robert Delaunay 
Rhythm Colour no. 1076 - 1930
Sonia Delaunay













In realtà era Sonia a provvedere alla sicurezza economica della famiglia e ciò la costrinse a lasciare la pittura. Questa ripartizione dei compiti ebbe implicazioni a lungo termine, infatti ancora oggi esistono opere di consultazione che contemplano l'opera di Robert Delaunay ma non quelle di Sonia. 
Nonostante il felice debutto come pittrice, nel 1909 Sonia passò alle arti applicate (la sua prima opera fu una coperta patchwok per il lettino del figlio Charles).
Nel 1912, mentre l'avanguardia parigina era nel pieno di un dibattito estetico concernente colore e luce staccati da ogni riferimento oggettivo, lei era impegnata a realizzare oggetti di uso quotidiano, come paralumi e tende, intrisi di vera luce.
Insieme al marito Robert studiò la teoria del colore effettuando esperimenti e ideò una nuova forma di pittura astratta detta simultanéisme, fondata sull'impiego di composizioni dinamiche luminose costituite da blocchi geometrici di colore concepiti in modo da essere registrati simultaneamente. Realizzarono  opere come Contrastes simultanés (che fa pensare ad un paesaggio assolato) e Formes Circulaires, Soleil
 Contrastes simultanés
Sonia Delaunay
Formes Circulaires, Soleil
Robert Delaunay





















Sonia trasferì il principio ad altri oggetti e capi di abbigliamento


e nel 1913 iniziò a disegnare abiti "simultanei" e le sue sorprendenti  creazioni in ogni genere di materiale, caratterizzate da colori e forme geometriche contrastanti, sembravano incarnare quella sintesi di arte e vita metropolitana cui mirava l'avanguardia dell'epoca




                                     










In una serata di tango al Bal Bullier, una sala da ballo parigina, Sonia Delaunay sfoggiò uno spettacolare abito aderente di sua creazione che la avvolgeva in una composizione astratta; di quest'abito Cendras scrisse: "Sul vestito indossa un corpo". Robert Delaunay definì gli abiti simultanéiste della sua compagna dei "veri dipinti viventi".




Oltre a disegnare i costumi per i Ballets Russes di Diaghilev e per l'opera teatrale "Le Coeru Gaz" (1923) di Trustan Tzara, si dedicò al disegn industriale, progettando, tra le altre cose, gli interni di auto Citroen ed una collezione di tessuti per un produttore di Lione. Nel 1925 in coincidenza con l'Exposition des Arts Décoratifs a Parigi, insieme al creatore di moda Jacques Heim aprì la Boutique Simultané di moda ed accessori . Il negozio annoverava tra le sue clienti star del mondo della moda e del cinema del calibro di Coco Chanel e Greta Garbo.
Nei primi anni '30 Sonia Delonay tornò alla pittura astratta anche perché la depressione del 1929 l'aveva costretta a chiudere la boutique e nel 1932 diventò membro del gruppo di artisti Abstraction-Création.
Però fu solo negli anni '50 che le furono dedicate delle mostre nei musei e cominciò a raccogliere i primi successi. Alla fine degli anni '90 più di uno stilista prese a citare le idee che caratterizzano le sue creazioni, e successivamente il rapporto tra moda e arte sarà al centro di una serie di mostre nei musei.

"Ho avuto tre vite: una per Robert, una per mio figlio e i miei nipoti e una più breve per me stessa. Non rimpiango di non essermi dedicata di più a me stessa. Non ne ho avuto proprio il tempo" (S.D.)








mercoledì 16 dicembre 2015

LUIGI ONTANI Chi è fuori è fuori, chi è dentro è dentro

Un piacevole incontro ieri sera alla Gam con Luigi Ontani 
in occasione della presentazione della sua opera "Chi è fuori è fuori, chi è dentro è dentro" girata negli anni Settanta a Palazzo Taverna a Roma in occasione degli Incontri Internazionali d'Arte e restituita alla visione dopo alcuni decenni poiché è stato possibile riversare il contenuto del master e quindi garantire la certezza della futura preservazione.
Luigi Ontani è tra gli artisti che più hanno utilizzato il film e il video in Italia. Le sue numerose opere in Super8 e in video sono conservate nella raccolta della VideotecaGAM sin dal 1999.
L'opera mostra il giovane Luigi Ontani ripreso di spalle, con il volto contro il muro, nella tipica posizione di colui che conta ad alta voce nel gioco del nascondino.
Ma, mentre nel gioco del nascondino i bimbi contano generalmente fino a trenta, Ontani sceglie di contare fino a 1972, anno della realizzazione del video.
Soltanto dopo una puntuale elencazione degli anni trascorsi tra la nascita di Cristo ed il 1972 (e lo scandire degli anni ci fa inevitabilmente pensare ai principali avvenimenti della storia) l'artista si gira come risvegliatosi nel presente e dichiara: Chi è fuori è fuori, chi è dentro è dentro, facendo


così coincidere la fine della sua azione con l'annuncio sotteso di un inizio.
Numerosi artisti utilizzavano in quegli anni la durata del nastro per mettere in scena un'azione ripetitiva che potesse distendersi monotona, senza cesure e variazioni narrative, per l'intera durata del video facendo del tempo contenuto nel nastro un tempo solido, concretizzato da un unico gesto ripetuto, secondo uno schema compositivo lineare che molto doveva alla musica minimalista (vedasi per esempio l'opera IN "C" di Terry Riley - 1972).
Apparentemente Ontani fa qualcosa di simile, ma è ancor più radicale nel suo far coincidere la durata temporale con un atto che è l'enunciazione stessa del passare del tempo: è come se l'artista, con la leggerezza di un bambino, avanzasse rapido attraverso il tempo, come un nuovo angelo della storia, ma volto verso il futuro, come rapito dal desiderio d'incominciare a giocare e agire sotto il segno dell'arte, in quel presente la cui soglia si apre al numero 1972.
In mostra proiettate anche le prime opere girate da Luigi Ontani con una cinepresa Super8 presso lo studio Bentivoglio di Bologna nel 1969 e sette stampe fotografiche realizzate dall'artista negli stessi anni, composte da alcune sequenze tratte dalle foto di scena
Svenimento 1969 (particolare)
Tetto 1969 (particolare)












Le opere sono visitabili nella Videoteca della Gam sino al 14 febbraio 2016.