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domenica 24 gennaio 2016

PROCESSO GROTTESCO - Thomas Demand (Fondazione Prada Milano)




Nel 2006 Thomas Demand, per realizzare l'opera fotografica Grotto, ha ricostruito a partire da una cartolina una grotta dell'isola di Maiorca. 
Utilizzando 30 tonnellate di cartone grigio, sagomato mediante computer e disposto a formare una stratificazione di 900.000 sezioni, l'artista ha ricreato la cavità, le stalattiti e le stalagmiti riprodotte in cartolina, per poi scattarne UNA FOTOGRAFIA.
In occasione dell'apertura della nuova sede della Fondazione Prada di Milano il motivo ritorna in forma di Processo Grottesco, in cui all'immagine del Grotto 


Demand affianca i materiali documentari consistenti in cartoline


libri 

guide turistiche, illustrazioni tratte da cataloghi e da pubblicazioni varie


e la titanica ricostruzione della grotta spagnola


L'artista permette così al visitatore di conoscere il processo creativo che ha condotto alla realizzazione della fotografia e svela il modo in cui l'opera, attraverso continue ricerche, si è trasformata nel corso del tempo.
Il tema della grotta è un soggetto ricorrente nella storia dell'arte e dell'architettura e implica un'attitudine provocatoria e bizzarra, tipica della tecnica pittorica cinquecentesca della "grottesca".
Uno degli elementi che caratterizzano "Processo grottesco" è il ricorso alla tecnologia di una macchina virtuale, con cui per la prima volta l'artista si cimenta per tagliare, seguendo un modello 3D, i vari strati di cartone, utili per la ricostruzione tridimensionale.

In questa installazione permanente, 
l'utilizzo di uno strumento ad alta tecnologia ha permesso a Demand di imitare in modo accelerato le stratificazioni di una natura dal ritmo lentissimo. 
In "processo grottesco" c'è la contrapposizione tra la rappresentazione della realtà ispirata ad un luogo vero ed un luogo "irreale" creato al piano interrato del Cinema della Fondazione Prada che per la sua posizione sotterranea crea per il visitatore una dimensione misteriosa e un po' inquietante.







CAMERA - Centro Italiano per la Fotografia (Torino)


Aperto il 1° ottobre 2015 il Centro Italiano per la Fotografia CAMERA non è un museo perché non ha una sua collezione e non la vuole perché la sua natura è un'altra. 

Il direttore Lorenza Bavetta 

"vuole creare un sistema foto che non c'era,  un trampolino di lancio per la fotografia italiana". 
Con la sua esperienza ventennale in Magnum ha i contatti necessari per far dialogare tra loro le diverse realtà del settore in Italia ed oltre, vuole esportare la nostra fotografia all'estero e mettere in rete digitale gli archivi pubblici e privati italiani e per questo sta lavorando ad un accordo con l'Istituto centrale per il Catalogo e la Documentazione per il censimento e la creazione di un Fondo Nazionale Italiano per le foto.
Gli intenti del direttore però sono anche altri: uno è quello dell'educazione visiva tramite workshop con fotografi Magnum, non solo per bambini e adolescenti, ma anche per adulti, il tutto in collaborazione con Leica Akademie Italy che nello stesso complesso ha aperto uno store. L'altro è stata la creazione di Territori, un dipartimento che lavora con enti pubblici e privati per la realizzazione di progetti espositivi legati al Piemonte.
 

giovedì 21 gennaio 2016

JANE AVRIL




Jean Avril, come la Goulue e la clown Cha-U-Kao, appartenne al mondo della notte e dello spettacolo dipinto da Henri Toulouse-Lautrec.

Nacque a Parigi il 9 giugno 1868 e il suo vero nome era Jeanne Louise Beaudon.

Figlia di una donna di facili costumi e di un aristocratico italiano cominciò a ballare al Moulin Rouge, 
 dove era conosciuta come "Jean la Folle" proseguendo poi la sua carriera ai Décadents e al Divan Japonais, prima di trionfare alle Follie bergères.

Il suo aspetto fragile e un po' etereo ne fecero un personaggio a parte in quell'ambiente equivoco: Jan Avril si trasformava sulla scena in una ballerina acrobatica piena di energia e di grazia, per i suoi contemporanei era addirittura "l'incarnazione della danza". Sua l'idea di far indossare i mutandomi rossi alle "prime ballerine" del gruppo delle danzatrici del can - can.


Amica di Toulouse-Lautrec fino alla sua morte, Jean fu la protagonista di molte opere dell'artista, di locandine per Divan Japonais o per il Jardin de Paris,  immagini che decretarono la fama del pittore e della sua modella.
A 42 sposò il pittore tedesco Biais Maurice che sperperò tutti i suoi beni lasicandola morire in miseria. Jan Avril morì in una casa di riposo per artisti nel 1943 appena un anno dopo esserci entrata e fu sepolta al cimitero di Père Lachaise a Parigi.










sabato 16 gennaio 2016

IL MERCANTE DI NUVOLE. Studio65: cinquant'anni di Futuro



Alla Gam di Torino fino al 28 febbraio 2016 la prima grande mostra che celebra i cinquant'anni di attività di Studio65,  un collettivo di futuri architetti, fondato a Torino e riuniti
intorno alla figura di Franco Audrito. Lo scopo del gruppo era quello di  combattere il conformismo dello stile "moderno", imperante in quegli anni, attraverso nuove idee creative, nel nome di un cosiddetto design radicale diventato poi emblema del Pop Design Made in Italy.
Per la prima volta sono esposti insieme progetti e oggetti di Studio65, molti dei quali prodotti da Gufram che presenta in anteprima, per la mostra, una nuova edizione speciale limitata del divano Bocca, in versione oro, progetto emblematico della collaborazione tra lo studio ed il band, 
Boccadoro 2015
accanto alla prima edizione di Bocca (1970) ed insieme alla seduta Capitello, alla poltroncina Attica e al Tavolino Attica TL, progettati nel 1972.
Altri pezzi meno noti al grande pubblico arricchiscono il progetto espositivo: tra questi il divano Leonardo (divano componibile che tanto andava di moda negli anni '60 e che comunque lo componi ti ricorda la bandiera americana. Si chiama Leonardo perché il disegno è fatto di due cerchi concentrici inscritti in un quadrato, segnato da due assi ortogonali e due diagonali, come l'Uomo  vitruviano di Leonardo da Vinci),


Leonardo 1969
il mobile contenitore Colonna Sonora, la seduta Mela del Peccato. 
L'intento è quello di raccogliere il vasto repertorio progettuale di Studio65 e riorganizzarlo in modo da narrare sia il percorso del gruppo di artisti ed architetti che vi hanno fatto parte, sia le vicende di una generazione caratterizzata dalla forte valenza dell'esperienza collettiva, in grado di incidere sui mutamenti storici.
La curatrice Maria Cristina Didero afferma: " la capacità di immaginare e trasformare elementi d'arredo in icone del nostro tempo è mossa dalla natura profondamente irriverente, rivoluzionaria ed iconoclasta che ha caratterizzato l'attività di Studio65 per oltre mezzo secolo dalla sua nascita, e che oggi fa il punto sul passato per guardare al futuro".
L'allestimento, concepito come un vero e proprio progetto urbano virtuale con strade e piazze che si alternano lungo il percorso espositivo, diventa un'esperienza collettiva e coinvolgente per il pubblico.
Il bruco tentatore 1970
Money Money 2013
  
I visitatori potranno toccare ed addirittura sedersi su alcune delle opere in esposizione diventando parte di un progetto di fruibilità dell'opera.
In occasione dell'evento espositivo, due divani Bocca saranno protagonisti di un'installazione realizzata con il supporto del Gruppo Torinese Trasporti nelle due stazioni della metropolitana XVIII Dicembre e Porta Nuova dove i passeggeri potranno sedersi e scattarsi fotografie da postare on line con l'hashtag #il mercantedinuvole (fino al 28 febbraio 2016).
La mostra si conclude conn La stanza del mercante di nuvole ...



venerdì 8 gennaio 2016

FONDAZIONE PRADA MILANO: le mostre


Il Progetto architettonico della Fondazione Prada sviluppato dallo studio OMA, guidato da Rem Koolhass, espande il repertorio delle tipologie spaziali in cui l'arte può essere esposta e condivisa con il pubblico.
Caratterizzata da un'articolata configurazione architettonica che combina sette edifici preesistenti a tre 
nuove costruzioni.
La sede occupa una superficie di 
19.000 metri quadri ed è il risultato 
della trasformazione di una distilleria   anni Dieci del Novecento . Nel progetto coesistono due dimensioni: l'opera di conservazione e l'ideazione di una nuova architettura che, pur rimanendo distinte, si confrontano in un processo di continua interazione.
La Torre, in via di completamento, sarà aperta al pubblico in una fase successiva.

Nella  Haunted House (Casa degli spiriti) la cui superficie esterna è stata rivestita di uno stato di foglia d'oro e per questo denominata "torre dorata" è presente un'installazione permanente che presenta opere di Louise Bourgeois (1911-2010) e di Robert Gober (1954).
Concepita dallo stesso Robert Gober, l'installazione occupa tre piani della torre: al primo piano si trovano le opere della Bourgeois e ai piani superiori i lavori di Gober densi di suggestioni legate all'infanzia e al corpo.
L'accesso è ad orari fissi ed è regolato da un pass che viene consegnato dalla biglietteria al momento dell'acquisto del ticket di entrata alla Fondazione.
Nel complesso Cinema -1 un'altra installazione permanente "Processo grottesco" di Thomas Demand.
Si accede da una scala, proprio come se si entrasse in una grotta.
Al termine della scala, percorrendo un breve corridoio si intra in una sala dove l'artista presenta il processo creativo che gli ha permesso realizzare nel 2006 l'opera fotografica Grotto.

                         

Nell'edificio Nord è presenta "Recto Verso"  mostra tematica ideata dal Thought Council della Fondazione Prada espone opere d'arte della Fondazione ed altre in prestito che portano in primo piano il fenomeno occultato, dimenticato, negletto del retro in contrapposizione alla tradizione artistica che vede le opere come oggetti frontali (recto) il cui retro (verso) ha un valore secondario, poiché è destinato a rimanere nascosto al pubblico e visibile solo agli artisti, ai collezionisti o al personale dei musei e delle gallerie.
Lutte, échec, nouvelle lutte
Gastone Novelli - 1968
Le tracce che gli artisti lasciano sul retro di un quadro possono essere di varia natura e contenere un livello di internazionalità variabile nello svelare un contenuto non visibibile: dal messaggio esplicito, che durante la Biennale di Venezia del 1968 Gastone Novelli decide di mostrare esponendo un suo quadro al contrario, come un muro su cui scrivere slogan politici, fino a vere e proprie immagini riportare sul retro della tela come nei lavori di Giulio Paolini che diventano visibili solo se mostrati al contrario, mettendo così in discussione la prevalenza del recto sul verso.
Antologia G. Paolini - 1974

In Recto Verso artisti di diverse generazioni e vari ambiti espressivi trasformano un semplice gesto in una pregnante analisi della realtà, dell'illusione e delle modalità di guardare.
Nella Cisterna, un è edificio che opinava tre grandi serbatoi per la produzione di distillati, è ospitato "Trittico" una strategia espositiva dinamica  che riunisce tre lavori selezionati dalla Collezione Prada che vengono esposti a rotazione: la prima serie ha ospitato Case II (1968) di Eva Hesse e 1 Metro Cubo di Terra (1967) di Pino Pascali insieme a Lost Love (2000) di Damien Hirst , la seconda selezione ha ospitato Untitled (2002) di Tom Friedman, Lost Love (2000) di Damien Hirst e Pinne di Pescecane (1966) di Pino Pascali.
Nella terza selezione in mostra fino al 10 gennaio 2016 sono esposti Did you know I am single too? (2014) di Paola Pivi e Turisti (1997) di Maurizio Cattelan accanto all'installazione Lost Love (200) di Damien Hirst.


Nel complesso Podium la mostra Gianni Piacentino curata  (fino al 10 gennaio 2016) Germano Celant che presenta a ritroso dal 2015 al 1965 il percorso dell'artista italiano. L'esposizione rende avvio dalle opere più recenti
per arrivare a quelle degli anni di formazione, evidenziando sia la serialità della produzione sia la differenza tra i singoli lavori, i dettagli tecnici della costruzione, l'assolutezza dei colori e dei materiali.



Nel lavoro di Gianni Piacentino elementi architettonici e d'arredo, veicoli da corsa con due o tre ruote, biplani e idrovolanti sono negati nella loro funzione e si trasformano in entità lineari e di superficie destinati ad essere osservati per l'intensità e l'energia formale e cromatica.
In fine nella galleria Sud, ex laboratorio del precedente complesso industriale che sfocia negli ampi spazi del Deposito è presentata "An Introduction" un'esposizione di opere nato dal dialogo tra Miuccia Parada e Germano Celant, un percorso espositivo che mette in luce il modo di ricercare e collezionare, un intreccio tra studio e passione per l'arte che ha portato la collezione a diventare pubblica e quindi all'istituzione e all'apertura della Fondazione.
Onement VI - 1953
Barnet Newmann 
De Fire Screen 1975
Der Ofnschirm



La sequenza degli spazi e la scelta dei lavori (tutti della collezione Prada), installati in relazione a colori e materiali d'epoca, suggeriscono una crescita di interessi e di impegno. 

Si inizia con le vicende artistiche degli anni Sessanta, dal Dada alla Minimal Art
Nozioni e passioni si traducono in collezione, documentata nel finale da una quadreria



   

The Giacometti Variations J.B. - 2010
che indica un oscillare aperto e curioso verso l'arte e le sue manifestazioni, e a due grandi installazioni d'artista concepite dagli artisti Natalie Djurberg (2008) e John Baldessari (2010) in occasione delle loro personali presso la Fondazione Prada.
The Potato - N. D. - 2008

L'idea di utilizzare uno spazio industriale in disuso non è nuova ma qui la varietà del progetto architettonico contribuisce allo sviluppo di una programmazione culturale aperta e in costante evoluzione.















  




mercoledì 6 gennaio 2016

ADOLFO WILDT




Di umili natali Adolf Wildt (1868-1931), nonostante il nome di origine germanica nasce e svolge la sua attività a Milano seguendo un percorso insolito: fa il suo ingresso nella vita artistica come aiutante nella bottega del celebre scultore Giuseppe Grandi, prima di apprendere la lavorazione del marmo con Federico Villa ed il sapere pratico gli fa raggiungere una perizia tecnica eccezionale, ben superiore a quella dei giovani scultori dell'accademia.
Nel frattempo frequenta i corsi di diseno all'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano: copia e ammira le copie di gesso di statue antiche e studia molte opere del Rinascimento, soprattutto attraverso riproduzioni fotografiche.

Inizia la sua carriera personale verso il 1885 con uno stampo di tipo naturalista, conforme al gusto dell'epoca, ma che rinnegherà successivamente. La classicheggiante Atte, detta anche Vedova, è per l'artista la sua prima vera opera, per la quale preferisce tornare all'esempio di Canova: con questa scultura la carriera dell'artista spicca il volo, grazie all'interesse suscitato nel mecenate prussiano Franz Rose, che nel 1894 visita l'artista nel suo studio. E' l'inizio di un'amicizia incondizionata che li unirà fino alla morte di Roze avvenuta nel 1912. Questa amicizia, basata su un rapporto di mecenatismo esclusivo, assicurerà a Wildt   una solida stabilità finanziaria per diciotto anni.

Ritratto di F. Roze 1913
L'incontro con Roze sega una svolta nella vita di Wildt, consentendogli di viaggiare, seguire direzioni più personali e staccarsi dal contesto accademico milanese. Wildt sviluppa un'arte ricca di riferimenti, con soggetti spesso enigmatici e che esplora le possibilità di diversi tagli della figura.


La musica e la poesia - 1920
inchiostro e oro su pergamena
Pur avendo vissuto nella Milano in fermento, terreno fertile della Scapigliatura di Giuseppe Grandi, della cultura impressionista di Medardo Rosso, del giovane movimento futurista, pur legato all'arte germanica degli anni Venti del '900 ed accomunato  al gruppo del Novecento italiano da Margherita Sarfatti, fu sempre un artista
indipendente da ogni influenza, che rimase  al margine delle avanguardie mantenendo un solido legame con la tradizione artistica italiana, dall'Antichità al Barocco con una predilezione per la pittura Rinascimentale.

        
Mater purissima . 1918
Filo d'oro - 1927 














Il puro folle (Parsifal) - 1930



Tra i numerosi allievi della Scuola del marmo aperta dal maestro milanese nel 1922, spiccano due artisti che hanno fondato l'arte del dopoguerra: Fausto Melotti e Lucio Fontana. 
Nonostante le loro ricerche plastiche prendano poi direzioni diverse, fino all'astrazione, entrambi riconosceranno sempre il debito verso il loro maestro.
Scultura n. 17 - 1935 (1968)
F. Melotti
Concetto spaziale - 1960
L. Fontana















Alla Gam di Milano fino al 14 febbraio 2016 è possibile visitare la mostra  monografica dello scultore dal titolo
"Adolfo Wildt (1868-1931) l'ultimo simbolista".



Studiamo i Maestri, teniamoli sempre davanti come guida, ma conseguiamo altra vetta senza toccare, senza manomettere, senza contaminare ciò che da loro è stato raggiunto. Con loro ho in comune solamente l'ansa di scolpire per il domani. Dal domani attendo la sanzione. 
(lettera di A. Wildt a Ugo Ojetti - 17 luglio 1928)